La community del software libero si prende a cuore una nuova missione: raggiungere il 10 per cento d'Italia che non ha ancora l'accesso wi-fi, e facilitare associazioni, circoli e onlus che non possono ancora permetterselo. Come racconta l'articolo "I corsari del wireless" di Ilaria Romano, pubblicato su Terre di mezzo - street magazine, che riportiamo di seguito.
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I corsari del wireless
Di tetto in tetto, i membri di ninux.org installano antenne per diffondere l'accesso gratuito e libero al web.
di Ilaria Romano
Immaginate di navigare sul web senza appoggiarvi a un operatore telefonico, oppure di creare una connessione per regalare internet al vostro vicino che non ce l'ha. Insomma immaginate di diventare voi stessi la rete. All'estero succede da tempo, con reti wireless accessibili a tutti, gratuite, create e ampliate dagli utenti: la prima è nata a Seattle nel 2000 e oggi ce ne sono altre ad Atene, in Catalogna, a Berlino.
In Italia il fenomeno è in espansione grazie a Ninux.org, la prima esperienza italiana di rete senza fili libera. "Una comunità di persone che sono connesse tra loro grazie ad apparati wireless", spiega Nino Ciurleo, ingegnere informatico che l'ha fondata a Roma nel 2001. Una realtà senza scopo di lucro e all'insegna della filosofia open source. "Volevo sperimentare la tecnologia senza fili, che permette di trasmettere informazioni da un computer all'altro usando onde radio -spiega Nino-. Dieci anni fa era una tecnologia innovativa: ho contattato altri smanettoni come me e siamo partiti". I nodi, cioè le antenne in grado di trasmettere il segnale radio, all'inizio erano tre. Oggi ce ne sono una sessantina tra Roma e provincia e sono nate anche due "isole Ninux", una a Pisa e l'altra a Vittoria (Ragusa).
Alla base del progetto c'è la convinzione che la comunicazione, anche digitale, sia un diritto inviolabile che tutti devono poter esercitare liberamente. Per questo Ninux, oltre alla sperimentazione, ha un obiettivo ulteriore: è una piccola rete parallela, che non aspira a sostituirsi ai grandi operatori ma vuole portare internet là dove le compagnie telefoniche non hanno convenienza o interesse a farlo. Ne usufruiscono associazioni, centri sociali, persone che non possono permettersi l'Adsl o che vivono in quel 10 per cento di territorio italiano che, secondo i dati Ocse 2010, è vittima del digital divide.
Per far parte di Ninux sono sufficienti un access point (cioè un'antenna per la trasmissione del segnale wi-fi, di quelle che normalmente si usano dentro casa), un computer, un tetto o un balcone e dei vicini di casa coinvolti nel progetto. "Potenziamo l'access point con un software sviluppato dal nostro gruppo -spiega Saverio Proto, ingegnere- poi lo montiamo sul tetto o sul terrazzo in modo che veda le altre antenne in rete. Queste si riconoscono tra loro e creano una ragnatela di segnali attraverso cui è possibile comunicare".
Chi entra a far parte di Ninux non deve registrarsi ("sarebbe come chiedere la carta d'identità a chi ti domanda un'informazione per strada") e non ha costi di traffico internet. Compra solo l'access point, spendendo circa cento euro. Dopodiché può spedire e-mail, navigare, telefonare via web grazie alle onde trasmesse dai vicini dotati di una connessione tradizionale.
Unico limite il buonsenso. "Ognuno è responsabile del proprio nodo, e quindi di un pezzo di rete -spiega Saverio-. Questo fa di Ninux una proprietà collettiva e democratica: nessuno di noi ha il potere di limitare le informazioni o di interrompere il collegamento. Una rete libera e indipendente è una cosa giusta e necessaria".
Se l'utilità sociale dell'accesso a internet è universalmente riconosciuta, in Italia il wi-fi diffuso è solo agli inizi. Finora, infatti, le leggi in materia di sicurezza (il famoso decreto Pisanu), che richiedevano l'identificazione e il monitoraggio dell'internauta, hanno frenato la sua espansione. Caduto il decreto (nella speranza che non arrivino altri provvedimenti), alcune istituzioni locali stanno installando punti per la connessione gratuita sul loro territorio. A cominciare dalla Provincia di Roma e dal Comune di Venezia. La necessità di comunicare è davvero insopprimibile. E le community wireless aperte e faida-te potrebbero rappresentare un'alternativa interessante, come accade già in altri Paesi del mondo.
(Articolo tratto da Terre di mezzo - street magazine 022)










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