Un cinema diverso, fuori dagli schermi. Potrebbe essere un errore di battitura, ma è anche uno slogan che ben si adatta a CineAgenzia, un progetto di distribuzione cinematografica alternativa nato nel 2009 da Sergio Fant e Stefano Campanoni. L'idea: offrire la possibilità di vedere documentari di successo internazionale che in Italia, dopo qualche passaggio ai festival, sono condannati, quasi sempre, a sparire nel nulla. Come? Sfruttando i potenziali "schermi" che si nascondono in associazioni, biblioteche, piazze, ma anche nelle sale e nei cineclub classici che vogliono aprirsi a percorsi più originali.
I destinatari sono di due tipi: c'è chi ha già uno spazio e ha bisogno di contenuti. "Rispetto alle case di distribuzione tradizionali, con noi la procedura è molto più snella. Una telefonata, un paio di mail, e mandiamo il film richiesto in dvd: un supporto che, a differenza della pellicola, è accessibile davvero a tutti, sia dal punto di vista tecnico, che economico" racconta Stefano. Il costo del noleggio varia fra i 100 e i 400 euro: dipende dalla sala, dal numero di proiezioni previste, dal costo del biglietto, che spesso, trattandosi di associazioni, è molto basso, se non gratuito.
Poi c'è il privato cittadino. Se qualcuno, sbirciando nel listino dei film disponibili, decide che vorrebbe vedere, per esempio, "Rachel", un'inchiesta sulla morte di Rachel Corrie, la pacifista americana uccisa a 23 anni da un bulldozer dell'esercito israeliano, può rivolgersi direttamente a CineAgenzia. "Abbiamo un database in cui sono censite oltre 600 sale e associazioni potenzialmente interessate a ospitare i nostri film, e possiamo mettervi in diretto contatto con loro".
Per Stefano, l'ideale sarebbe che il pubblico si organizzasse in modo autonomo: "Bastano un videoproiettore e un muro bianco -assicura-. Negli Stati Uniti e in Inghilterra, queste cose già accadono: ci sono persone che si mettono insieme così da potersi permettere di chiedere un film direttamente al distributore". Scavalcando i limiti del mercato, che impone ai film una "data di scadenza" e una ferrea selezione basata sulle previsioni di incasso.
Stefano e Sergio si sono conosciuti al Dams di Bologna. Dopo gli studi hanno cominciato a collaborare a vari festival (tra cui Venezia e Roma) e hanno avuto modo di vedere e selezionare i migliori prodotti a livello internazionale. Allo stesso tempo si sono accorti che fra gli spettatori c'era un interesse per il documentario che la normale programmazione delle sale non soddisfa. Così due anni fa hanno deciso di fondare ufficialmente CineAgenzia, di fatto già operativa dal 2006: un'attività tutta in rete visto che fondatori e collaboratori vivono in diverse città, dell'Italia e non solo. Non è certo un vero lavoro, "non ci guadagniamo noi, né i produttori -commenta Stefano-, ma è l'unico modo per far circolare film straordinari che altrimenti rimarrebbero invisibili".
I titoli del listino, destinati a rinnovarsi e arricchirsi, per ora sono quattro (tutti sottotitolati in italiano): "Rachel", "The yes men fix the world", "Examined life", premiati ai festival di tutto il mondo, e da gennaio la new entry "Qui finisce l'Italia", del regista belga Gilles Coton: un viaggio sulle orme di Pasolini, che nel '59 percorse la costa italiana da Ventimiglia a Trieste, per raccontare il Paese tra vacanze borghesi e residui di tradizione. Oggi, al posto del cameriere di San Remo che si lamenta dei "terroni", o di Luchino Visconti, incontrato a Napoli dall'intellettuale, i protagonisti sono, tra gli altri, i genitori di Carlo Giuliani, l'ex sindaco di Venezia Massimo Cacciari, lo scrittore friulano Claudio Magris. CineAgenzia cura anche le rassegne "Mondovisioni" per il festival di Internazionale a Ferrara, e "Pagine nascoste" per il festival della letteratura di Mantova.
Testo di Giulia Genovesi










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