Che cosa fareste se il proprietario del locale dove andate per una birra tra amici vi proponesse di rilevarlo? Probabilmente rispondereste di no, come hanno fatto la prima volta Alberto Belgesto, Marco Bertoglio e Andrea Nistolini, che all'epoca (nel 2005) non superavano i trent'anni. "Mancavano i soldi, anche se le idee c'erano già", racconta Alberto. Ma qualcosa era scattato, e alla seconda occasione hanno detto sì.
La "Latteria artigianale Molloy", circolo "Uisp-sport per tutti" in via Maggi 9, a due passi dal centro di Brescia, è oggi tra i locali più frequentati da chi ama la musica dal vivo (cercate la loro programmazione su Facebook e Myspace). Si entra con la tessera (costa 10 euro euro e dura un anno), senza consumazione obbligatoria. Alle pareti sono appesi disegni e fotografie di artisti locali, e dietro al bancone a mescere pinte e mezze pinte s'incontrano gli stessi ragazzi che a volte salgono sul palco.
Ma la Latteria non è solo questo. È diventata anche Casa Molloy, una realtà discografica molto speciale. "Organizzando concerti, ci è capitato spesso di incontrare gruppi di grande talento che non avevano ancora un'etichetta -spiega Alberto-. Così abbiamo provato a produrre i loro dischi". Prima una raccolta di canzoni di Natale interpretate da Jet set Roger, che ha esaurito subito le 500 copie della tiratura, poi "Red Sisters" dei Van Cleef continental, e più di recente i dischi di Minio Indelebile, Ovlov e Mr Milk. E l'investimento iniziale? "Quando abbiamo deciso di aprire il locale, ciascuno di noi ha portato quello che aveva: amplificatori, luci, divani -continua-. Poi abbiamo chiesto ad alcuni amici di suonare. Ma è stato grazie al passaggio di Riccardo Sinigallia dei Tiromancino che il progetto è decollato". Oggi la Latteria è diventata un'associazione culturale attorno alla quale ruotano numerosi collaboratori.
L'obiettivo, però, non è mai stato quello di fare business: se i conti vanno in pari, tanto basta. "Abbiamo tutti un altro lavoro, e questo lo facciamo per passione". Ciò che importa è sempre stato mantenere lo spirito del circolo, senza rinunciare alla qualità degli eventi e alla possibilità di invitare artisti come i Tre allegri ragazzi morti o Pierpaolo Capovilla del Teatro degli orrori. "Difficile spiegare la soddisfazione che si prova quando il locale è pieno e la gente è contenta" dice ancora Alberto, che ha da poco deciso, insieme a Marco, Andrea e agli altri, di porre fine a questa esperienza, per quanto positiva.
Anche se la Latteria artigianale Molloy sta per chiudere (il 15 gennaio ci sarà una grande festa), l'associazione non muore e, anzi, "si guarda intorno per trovare nuovi spazi e nuove forme di espressione". E la storia di questo locale rimane comunque emblematica del fermento della scena bresciana, perché ha saputo unire un buon giro di gruppi, un'etichetta e uno spazio per suonare e vendere dischi. Le tirature, che per le microetichette vanno da 500 a mille pezzi (prezzo medio, 10 euro), si esauriscono ai banchetti allestiti a fine concerto, eliminando gli svantaggi che la grande distribuzione riserva "ai piccoli". Senza contare il sostegno di Radio onda d'urto e dei numerosi festival organizzati in città e provincia.
"I gruppi, per quanto difficili da censire, sono senza dubbio tanti" racconta Paolo Bruno, a lungo speaker radiofonico e da dieci anni proprietario di Kandinski, un piccolo negozio aperto negli anni Ottanta specializzato in musica alternativa e indipendente, a sua volta produttore. "A Brescia esistono una trentina di microetichette, che mi piacerebbe radunare in un'unica associazione -dice Bruno-. Poi ci sono i locali, dal Vinile45 al Lio Bar e al Tipozerozero, con una programmazione che copre tutte le sere della settimana, dal martedì alla domenica". Difficile dire se siano nati prima i gruppi o i locali, la voglia di suonare o gli spazi per farlo. "Quel che è certo è che devono esistere entrambe le cose perché tutto funzioni".
Testo di Mara Pace










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