Alternative possibili
Banche senza segreti
Grazie al sito vizi capitali il consumo critico si presenta allo sportello.

Che sia Unicredit, Intesa Sanpaolo o Monte dei Paschi, che cosa sapete veramente della vostra banca? Probabilmente i tassi di interesse, forse le condizioni per ottenere un mutuo o un prestito, ma non molto di più. Anche perché gli istituti di credito non sono, per usare un eufemismo, campioni di trasparenza. Eppure le banche sono strutture potentissime capaci di condizionare pesantemente il potere politico: nei casi peggiori finanziano il commercio d'armi e le centrali nucleari, alimentano i paradisi fiscali e favoriscono l'evasione di capitali enormi, mettono le mani su servizi fondamentali come la distribuzione e depurazione dell'acqua, ingannano i risparmiatori proponendo titoli "tossici" e li rapinano con tassi da usura e balzelli di ogni tipo.

C'è però un dettaglio su cui vale la pena riflettere: siamo noi, i clienti, a sostenere le banche affidando loro i nostri soldi. E questo ci dà un grande potere, a patto di essere ben informati. In questo senso può essere molto utile vizicapitali.org, strumento di informazione e azione per clienti che decidono di fare pressione sulla propria banca. Nel sito si trovano notizie e analisi, ma anche recapiti e facsimili di lettere da inviare agli istituti di credito perché si comportino in modo più responsabile e trasparente. In sostanza, si tratta di un accurato monitoraggio dei comportamenti delle 13 più importanti banche italiane: da Unicredit a Intesa Sanpaolo, da Banco Posta a Ubi Banca. Il comportamento di ciascun istituto viene monitorato in sette voci cruciali: finanziamenti agli armamenti, impatto sociale, impatto ambientale, attività nei paradisi fiscali, tutela del risparmiatore, investimenti nel nucleare civile e privatizzazione dei servizi idrici.

In base alle valutazioni proposte dal sito, ciascun cliente potrà riflettere sull'operato delle diverse banche. E orientarsi di conseguenza, organizzando azioni di pressione o cambiando istituto. Vizi capitali è quindi uno strumento di consumo critico applicato alle banche, promosso da alcuni dei soggetti che in passato avevano dato vita a iniziative simili, "Banche armate" e "Manca Intesa", tra cui la Campagna per la riforma della Banca mondiale, Beati i costruttori di pace, Nigrizia, Contratto mondiale dell'acqua, Finansol, Unimondo. Anche i singoli utenti possono partecipare, inviando articoli e informazioni sulle banche o segnalando appuntamenti e iniziative sugli argomenti trattati nel sito.

Lanciato nel maggio scorso a Firenze, in occasione della fiera "Terra futura", Vizi capitali sta ottenendo un buon riscontro. Per ora, però, solo a livello informativo: "La media è di 60 contatti al giorno, ma ad agire (inviando lettere o cambiando banca) sono ancora in pochi -spiega Roberto Cuda del Coordinamento Nord Sud del mondo, tra i soggetti promotori dell'iniziativa-. In questo campo il consumo critico è agli inizi e i clienti non sono consapevoli del loro potere". Il sito, quindi, è solo il primo passo: "In futuro pensiamo di organizzare vere e proprie azioni, mirate su una o più banche -prosegue-. Tra l'altro, si vorrebbe rilanciare anche la campagna ‘Banche armate', che dal 2005 ha avuto un certo successo, pur essendo concentrata solo sul commercio d'armi. Eppure non è molto diverso se una banca finanzia Finmeccanica (una delle più grandi aziende italiane, attiva nei settori dell'aeronautica, dell'elicotteristica, dello spazio e della difesa, ndr)!".

Ma le alternative quali sono? "Prima di tutto Banca Etica e in seconda battuta i piccoli istituti -dice Cuda-; soprattutto quelli di credito cooperativo, che hanno nel loro statuto l'obbligo di finanziare le imprese locali, sono più controllabili e danno servizi più personalizzati. Ma questo non vuol dire che non investano in Borsa. E noi, ovviamente, monitoriamo anche loro".

Testo di Sandra Cangemi 

 

 

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