Il sorriso forzato di una giovane donna che sembra uscita dalle strofe di "Faccetta nera"; l'ingresso trionfale del maresciallo Badoglio nella città di Addis Abeba; la marcia dei soldati, carichi di zaini e con il sogno di un pezzo di terra da coltivare. Sono alcune fotografie della tragica avventura coloniale dell'Impero fascista in Etiopia, uscite dai cassetti, dai bauli e dalle soffitte di decine di famiglie grazie al progetto "Returning and sharing memories", una mobilitazione collettiva che punta a raccogliere, digitalizzare e condividere testimonianze di quella che fu, tra il 1935 e il 1941, l'Africa Orientale Italiana.
Chiunque abbia voglia di scavare negli archivi di nonni e bisnonni potrà mettere a disposizione degli studiosi di storia immagini o diari, che dopo la scansione digitale saranno restituiti ai proprietari. Partita da Modena con una serie di annunci sulla stampa locale, la prima fase del progetto ha dato vita alla mostra "Modena-Addis Abeba andata e ritorno", allestita nella città emiliana e nella capitale etiopica. Finanziata dalla Fondazione cassa di risparmio di Modena, l'iniziativa vede la collaborazione degli Istituti storici di Modena e Reggio Emilia, del Museo civico archeologico di Modena, del Fotomuseo Giuseppe Panini, del Comune di Maranello e dell'Istituto italiano di cultura di Addis Abeba. L'idea originaria, però, nasce da due associazioni, Hewo e Moxa-Modena per gli altri, attive da anni nella cooperazione internazionale col Corno d'Africa.
"Accanto ai progetti di solidarietà, è importantissimo far conoscere la storia dei Paesi in cui operiamo -spiega Marco Turci, presidente di Moxa-. Pochi, ad esempio, sanno che ambaradan, diventata una parola scherzosa per dire ‘confusione', deriva da un massiccio montuoso etiopico dove, nell'aprile del 1936, il nostro esercito trucidò col gas un numero imprecisato di civili, forse centinaia, inclusi donne e bambini".
Gli studiosi etiopici e italiani avranno nuove fonti per studiare insieme questi episodi drammatici. "È un duplice esperimento -chiarisce Paolo Bertella Farnetti, docente di Storia contemporanea all'Università di Modena-: storia dal basso, basata sulla raccolta di memorie private, e analisi storiografica comune tra colonizzati e colonizzatori".
Mentre restituire l'obelisco di Axum, una stele decorata del IV secolo, ha significato spostarla fisicamente e riportarla da Roma al Nord dell'Etiopia, le memorie fotografiche si possono restituire senza rinunciarvi. Se i vostri nonni vi regalavano a carnevale le "lingue di Menelik" o paragonavano i vostri capricci a quelli della "regina Taitu", anche le vostre soffitte potrebbero nascondere qualche tesoro fotografico da spolverare e condividere, inviandolo via mail a paolo.bertellafarnetti@unimore.it. Le immagini ricevute verranno catalogate in un archivio online in corso di realizzazione.
Per ora si tratta dell'Etiopia, ma "se la raccolta avrà successo si potrà estendere ad altre terre, come l'Albania -aggiunge Alessandro Triulzi, docente di Storia dell'Africa all'università di Napoli L'Orientale- che prima sono state toccate dall'occupazione italiana, poi sono diventate terre di emigrazione verso il nostro Paese".
Testo di Giulia Bondi










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