La domenica mattina, quando la città ancora sonnecchia, indossano stivali e caschetto e s'infilano nei pertugi del terreno. Esplorano cisterne e rifugi antiaereo e se qualcuno lancia l'idea di seguire le acque sotterranee del fiume Olona che dalla Darsena corrono verso il Lambro, nessuno si tira indietro. Loro, i volontari dell'Associazione speleologia cavità artificiali Milano, conoscono il sottosuolo come le proprie tasche. E se vedono una collinetta sormontata da un'apertura "sospetta", prendono la pala e cominciano a scavare. Come è successo a Villa Finzi, nel capoluogo lombardo, dove hanno riportato alla luce un tempietto di gusto neoclassico con capitelli corinzi.
Armati di pila frontale e mascherina antipolvere, con rilievi topografici e documentazione alla mano gli speleologi partono in esplorazione. Perché il sottosuolo, ne sono certi, ha sempre qualche sorpresa in serbo. "Da Tarquinia alla Brescia romana -spiega Gianluca Padova, presidente di Scam-: fra gli ambienti che abbiamo esplorato ci sono il Forte di Fuentes a Lecco, la fortezza di Verrua a Torino, poi Lodi, Trezzo sull'Adda, Manerba nel bresciano, Finale Ligure, la Valassina e le grotte della Val Meria, nel lecchese". Tutto è cominciato con il Castello Sforzesco di Milano. "Giravano leggende su stanze misteriose, non abbiamo resistito al richiamo dei cunicoli e già nel 1985 abbiamo scoperto la Galleria dell'Acqua marcia, la fonte che serve i laghetti del Parco Sempione", racconta.
Ogni volta che si entra in una cavità, dicono gli speleologi urbani, si percepisce un'atmosfera particolare, come se il genius loci, l'anima del posto, sprigionasse ricordi e umori di chi in passato ha vissuto le cavità. "Nelle miniere senti tutta la fatica di uomini sfruttati che lavoravano a basso costo -condivide Padovan- e a quasi un secolo di distanza dalla Prima guerra mondiale, nelle trincee avverti ancora forte la violenza del sangue versato".
E se per partecipare alle spedizioni negli ambienti più ostici occorre essere speleologi e aver avuto il via libera del direttivo Scam, l'associazione organizza anche giornate aperte a tutti, per visitare le cavità e contribuire a rendere agibili gli spazi sotterranei dimenticati e riempitisi con il tempo di detriti e sporcizia. Ogni anno Scam partecipa anche a "Puliamo il mondo", le giornate lanciate da Legambiente (di cui Scam è diventata un circolo) per liberare città e ambienti naturali dal degrado: "Promuoviamo la versione sotterranea dell'evento, Puliamo il buio -racconta ancora Padovan-. A fine settembre ad esempio, siamo intervenuti nel rifugio antibombe della scuola di via Bodio a Milano, uno scantinato che si estende per tutta la superficie dell'edificio e che durante i coprifuoco poteva ospitare fino a quattrocento persone. Con tanti volontari abbiamo lavorato perché i ragazzi della scuola potessero visitare il rifugio e vedere da vicino dove studenti e civili cercavano riparo durante gli allarmi bomba".
Un'esplorazione dopo l'altra, Scam sta portando alla luce un patrimonio sotterraneo di enorme valore culturale. Come del resto le altre associazioni di speleologi che fanno parte della Federazione nazionale cavità artificiali. "Per noi studiare le cavità non è un passatempo fine a se stesso, ma un modo per approfondire la storia -chiarisce Maria Antonietta Breda, socia Scam e docente del Politecnico di Milano-. L'osservazione diretta dei manufatti dà la possibilità di cogliere, fra gli altri, aspetti architettonici che tanto dicono su un popolo e la sua cultura. La nostra idea è che, una volta recuperate, le cavità possano essere riconvertite per usi nuovi. E non parlo solo di musei. Senza snaturare l'identità dei luoghi è possibile trasformare sotterranei inutilizzati in spazi pubblici". Mai pensato a un bunker che diventa un cinema?
Testo di Laura Bellomi










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