Alternative possibili
Ascoltare per credere
Nome anglosassone, trasmissioni 24 ore su 24, collaboratori di ogni età: la radio dei valdesi alla conquista dell'etere.

Un nome anglosassone che è tutto un programma. Letteralmente, perché stiamo parlando di una radio libera e comunitaria che lo stesso Zygmunt Bauman, il noto sociologo coniatore del termine, non esiterebbe a definire "glocal": cosmopolita quanto attenta al territorio, versatile nel declinare sette giorni su sette temi di rilievo (inter)nazionale e locale, con un deciso taglio multietnico e sociale.

Nulla sfugge a Radio Beckwith, l'emittente valdese della Val Pellice (Torino), intitolata al generale inglese Charles John Beckwith, il quale al ritorno della battaglia di Waterloo (1815) finanziò prodigalmente la comunità di confessione protestante che dal Medioevo trova il suo cuore storico e culturale ai piedi del Monviso. Con il suo team di otto giovani giornalisti tra i 25 e i 30 anni e una settantina di collaboratori volontari, la vivace redazione trasmette 24 ore su 24 dai suoi studi di Luserna San Giovanni.

Da questo paesotto di quasi 8mila abitanti, dove oltre al dialetto piemontese si parla ancora l'antica lingua provenzale dell'occitano, le frequenze di Radio Beckwith (87.800 e 96.500) raggiungono tutte le valli che dalle Alpi Cozie scendono verso i capoluoghi di Cuneo e Torino: montagne al confine con la Francia ricche di minoranze linguistiche ed etniche che, fin dalla fondazione dell'emittente nel 1984, offrono spunti di lavoro sempre originali.

"Abbiamo non uno ma tanti messaggi da divulgare, fedeli alla tradizione di tolleranza della chiesa valdese. Il nostro è uno sguardo aperto sulle diversità: parliamo di culture, religioni, migrazioni", ci spiega rimarcando bene i plurali Daniela Grill, 34 anni e da sei direttrice della radio. Durante la riunione settimanale, quando il team costruisce i palinsesti, la nutrita e variegata schiera di collaboratori dai 15 ai 70 anni lancia le sue proposte: "Tutte accolte senza pregiudiziali, purché rientrino nei normali parametri del buongusto", assicura Daniela.

Così capita che la sera YouTube Generation, spazio che "rivaluta il concetto di musica commerciale", dedichi uno speciale nientemeno che a Britney Spears. Mentre ogni pomeriggio Caravan, la più "ortodossa" diretta d'attualità, ospita "Bloc notes operaio", rubrica che dà voce ai lavoratori colpiti dalla crisi economica. E, subito dopo, un collegamento con le tute blu sarde dello stabilimento Vinyls sull'Asinara, ormai per tutti l'"Isola dei cassintegrati".

La radio intervalla strisce quotidiane d'informazione e riflessioni bibliche anche con programmi in occitano, inglese, francese, tedesco e spagnolo. Una vocazione multiculturale confermata dalla rassegna stampa nazionale ed estera e dagli approfondimenti su immigrazione e diritti umani nel mondo, curati in collaborazione con le ong Amnesty International ed Emergency. "Ma anche con le associazioni del posto che si occupano di disabilità e disagio psichico. Nel culto valdese la dimensione locale -precisa Daniela- è essenziale per restare incontaminati dalle logiche di potere. E divulgare il sapere tra la popolazione. Che, alla fine, è la nostra mission".

Al passo con i tempi, Radio Beckwith si ascolta anche in live on streaming sul sito rbe.it e, a fin di bene, lancia ogni anno creative campagne di marketing: l'ultimo gadget in vendita per aggiungere moneta sonante ai finanziamenti della chiesa valdese, che anche grazie all'8 per mille copre gran parte delle spese dell'emittente, sono le magliette con l'effigie a "tinte pop" di Giosué Gianavello: storico condottiero vissuto nella Val Pellice del '600 ora modernizzato in stile Andy Wahrol.

Testo di Barbara Ciolli

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