Alternative possibili
Le meraviglie di Alice
Un'evasione in grande stile per la cooperativa del Carcere di San Vittore che apre una sartoria nel cuore di Milano.

Una boutique d’altri tempi, un ambiente caldo con la tappezzeria colorata e i mobili in legno anni ’30 e ’40. Dopo quasi vent’anni di attività di sartoria all’interno del carcere milanese di San Vittore, la cooperativa Alice “evade” in grande stile: il 15 settembre ha aperto il suo primo negozio di abbigliamento, la Sartoria Sanvittore in via Terraggio 28 a Milano, dove propone un’elegante collezione di abiti femminili creata ad hoc dalla stilista Rosita Onofri (nella foto, una creazione della Onofri nella prima sfilata organizzata in un carcere italiano, nel 2008 a San Vittore; ndr). 

Una linea sobria e curata, in jersey e felpa, immaginata per un target femminile dai 25 anni in su, tutta realizzata da detenute o ex detenute che lavorano nei laboratori della cooperativa. “In vetrina c’è innanzitutto la moda -racconta Luisa Della Morte, membro del consiglio di amministrazione-: in primo luogo infatti vendiamo prodotti fatti bene, belli e di qualità”. Una qualità che si riflette nei prezzi dei capi proposti, non popolari ma nemmeno inaccessibili: dai 150 ai 200 euro per un abito, dagli 80 ai 120 per un paio di pantaloni, 300 per un cappotto. “Vorremmo che le clienti li comprassero senza pensare che sono legati al carcere -dice-, ma semplicemente perché piacciono”. Ma la differenza con gli altri negozi salta subito all’occhio. “Adesso vanno di moda gli ambienti tecno, con la musica alta e le luci sparate. Noi -prosegue Luisa- abbiamo cercato invece di creare uno spazio diverso, accogliente, in linea con gli abiti, essenziali e puliti. Non ci aspettiamo un afflusso di massa. Avremo così il tempo di mostrare i modelli e di raccontare la nostra storia”.


E la storia di Alice vale la pena di essere raccontata. Nata nel 1992 per dare un sbocco professionale alle detenute che avevano partecipato ai corsi di formazione per sarte dentro il penitenziario milanese, è una delle poche cooperative carcerarie che si occupano di confezionamento di alto livello per conto terzi: “Per cucire bene ci vogliono almeno due o tre anni di preparazione -spiega Luisa Della Morte-. In carcere è difficile coinvolgere le persone in un progetto così lungo. Solo un terzo delle persone che formiamo arriva alla fine”.

Oggi Alice dà lavoro a una ventina di donne
che hanno scontato o stanno scontando una pena nelle carceri di San Vittore e Bollate e può vantare collaborazioni importanti, dai teatri della Scala e del Piccolo di Milano, al Regio di Parma, fino alla realizzazione dei costumi per il film di Wim Wenders “Palermo shooting” (2008). Ma non solo: la cooperativa lavora per la pubblicità (suoi sono gli abiti della comica Paola Cortellesi nello spot dell’acqua minerale ora in tivù), ha vestito le Veline di Canale 5 e, ironia della sorte, confeziona anche toghe per magistrati e avvocati. Nel 2008 ha presentato la sua prima collezione originale di abiti firmata da Rosita Onofri in un contesto tutto speciale: la prima sfilata di moda all’interno di un carcere, a San Vittore. Più di recente, poi, ha collaborato con stilisti noti come Pietro Brunelli, Debora Sinibaldi ed Etro. Ma allora perché, se le commesse ci sono, lanciare un proprio marchio? “Era un sogno che avevamo da tempo -racconta Alessandro Brevi, uno dei soci fondatori-, non solo perché ci svincola dai committenti che non sempre garantiscono entrate costanti, ma anche perché, dopo tanti anni, volevamo essere più visibili”.


A dare la spinta per il grande salto è stato il finanziamento di 100mila euro messi a disposizione dall’assessorato alle Attività produttive del Comune di Milano e dalla Fondazione Cariplo. “Il confronto diretto con i clienti è una sfida -conclude Della Morte-, ma vogliamo realizzare un progetto sociale che stia sul mercato”. Insomma, dare un’opportunità professionale alle detenute è solo il primo passo.

TESTO: Eleonora De Bernardi

 

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