Alternative possibili
L'ago e il filo della solidarietà
L'orlo fa bene anche al Sud del mondo. Lo dimostra "Zyp", il franchising solidale che attraversa l'Italia con i suoi sarti.

A prima vista sembra una sartoria come le tante che a Milano assicurano orli e riparazioni rapidi. E invece Zyp, in via Piacenza, poco distante da Porta Romana, ha qualcosa di diverso. Non tanto per il rosa intenso delle pareti, quanto per la scritta "franchising solidale" che campeggia dietro il bancone: il negozio rientra infatti in un progetto che comprende altri 36 esercizi a Roma e nelle vicinanze, più due nati di recente a L'Aquila e Napoli. Quasi 40 sartorie unite dall'intento di creare opportunità di lavoro in Italia e, allo stesso tempo, fare beneficenza all'estero. In che modo? Ogni affiliato della rete Zyp devolve in un fondo i 100 euro del canone mensile previsto per il franchising, "soldi che vengono usati per finanziare i progetti di solidarietà scelti insieme", precisa Giuliano Andreucci, l'ideatore della catena.

Il contratto, triennale e rinnovabile, prevede che gli affiliati non debbano versare la quota per i primi tre mesi di attività, finché non entrano a pieno regime. Nel mese di agosto, poi, non è previsto alcun versamento. Chi vuole aprire una sartoria con Zyp deve mettere in conto un investimento iniziale di 30mila euro, ma poi quali sono i vantaggi? "Rispetto agli altri tre franchising nel settore, abbiamo un costo di apertura inferiore (si va dai 40mila ai 110mila con una royalty più alta), mentre chi chiede una spesa iniziale minore non dà lo stesso supporto nella gestione dell'attività. Noi diamo l'impostazione del negozio che verrà aperto, lo riforniamo dei prodotti senza che ci sia l'obbligo di acquistarli da noi e all'inizio selezioniamo le sarte specializzate, lasciando poi che sia il negoziante a gestire tutto in piena autonomia, anche il personale", spiega Andreucci.

Riparare un orlo nei negozi Zyp costa dai 6 ai 10 euro: "Non siamo né i più economici né i più cari -continua-. Abbiamo 18 tipi di orli e prevediamo due listini a seconda delle zone. A Milano e in alcuni quartieri di Roma, i prezzi subiscono una variazione di un euro, in linea con il diverso costo della vita".
L'idea del franchising solidale è nata grazie a un libro, "Il banchiere dei poveri" di Muhammad Yunus. "Ho cominciato a riflettere su cosa avrei potuto fare nel mio piccolo. E di ritorno da un viaggio in Brasile, ho immaginato questo progetto: credevo di aprire una lavanderia, ma poi le cose hanno preso un altro corso". E così il 12 marzo del 2007 ha preso vita il primo negozio Zyp, in largo Franchellucci, a una manciata di minuti dalla trafficata via Palmiro Togliatti a Roma.

Tra i primi progetti di cooperazione, quello con la ong Pangea per favorire l'inserimento femminile nel mondo del lavoro. In Nepal sono stati concessi dieci microcrediti ad altrettante donne e sei di loro hanno aperto un atelier di sartoria.
L'investimento ha riguardato anche la formazione: "Con 5mila euro abbiamo istituito un corso annuale di taglio e cucito frequentato da 11 nepalesi che a breve apriranno una loro attività", racconta il responsabile di Zyp. Non solo Nepal, ma anche Etiopia, Kenya, India, Ucraina. "Abbiamo dato il nostro sostegno a una polisportiva di strada di Addis Abeba e, in collaborazione con l'associazione Fonte di speranza, ai bambini ammalatisi di cancro dopo la tragedia di Cernobyl. In India, ci stiamo interessando invece a una iniziativa che riguarderà le donne disabili".

Alla solidarietà si unisce anche l'intento di creare nuovi posti di lavoro: con Zyp oggi lavorano più di 100 persone di 18 nazionalità diverse. A Milano è impiegata anche una donna, italiana, di 78 anni: "Fa la sarta da quando ne aveva sette -spiega lo zypper milanese Federico Delle Piane-, ma non ha ancora raggiunto l'anzianità contributiva. Quando le abbiamo chiesto di inviarci il curriculum, si è stranita: E cos'è? Semmai, vi posso far vedere come cucio!".
E la clientela come accoglie l'idea del franchising solidale? "Alcuni fanno tante domande -racconta Romina, 25enne albanese, da dietro il bancone-, altri non danno peso alla cosa. Qualche tempo fa, è venuta una signora che ha visto i volantini, ha letto delle nostre iniziative di solidarietà, ma è tornata da noi solo dopo avere visitato il sito internet". Il consumo critico, insomma, passa anche da ago e filo.

TESTO DI CRISTINA MACCARRONE 

 

 

Eventi
Rubriche