Alternative possibili
A regola d'arte
Come gli artigiani di una volta, Federica vuole restituire il gusto del bello. Anche in periferia.

"Una volta gli artigiani regalavano il proprio sapere alla comunità, costruendo le cattedrali. E questa bottega è un po' la cattedrale del quartiere".Federica Rosin è al lavoro in un caseggiato popolare della periferia torinese: dipinge, sistema, restaura uno spazio di 100 metri quadrati dove, dal mese di marzo, succederà qualcosa di speciale. "Vorrei insegnare alle persone a riconoscere le cose belle -dice- perché non c'è bisogno di comprare oggetti dozzinali, se a bassissimo costo ci si può costruire da soli qualcosa di irripetibile". 

Lei, giovane esperta di decorazione e restauro, discendente di quattro generazioni di artigiani, lavorava in proprio su mobili e oggetti d'arredo di committenti facoltosi. Ora metterà il proprio talento e il proprio gusto a disposizione di quanti vorranno imparare a creare pezzi unici d'arredamento con materiale di recupero. Gratuitamente. "Oggi  gli artigiani si trovano strangolati tra prezzi sempre più bassi e commissioni che arrivano fino al 10 per cento da lasciare agli arredatori -ammette Federica-. La mia azienda funzionava perché specializzata su una fascia alta, ma mi sono resa conto che lavorare per un mercato di lusso non mi interessava più". Meglio una bottega, allora. Ma una bottega unica, che ambisce a diventare un punto di riferimento per gli abitanti dell'ex quartiere industriale "Barriera Milano", all'insegna della condivisione e del recupero. Non solo di vecchi comò.

"Con l'aiuto di volontari insegneremo a rimettere in sesto vecchi computer, anche dipingendo e decorando le plastiche esterne, e a usare software open source -spiega Federica-. Grazie a un gruppo di acquisto comunitario poi, venderemo alimentari di qualità, ma senza i prezzi da gioielleria del biologico".

Insomma, un'offerta ampia e diversificata di servizi e prodotti, attenta anche alla sostenibilità economica, ben riassunta nel nome del negozio che si chiamerà "Boh?!ttega" e aprirà a marzo in corso Vigevano 14/b a Torino, in un palazzo dove gli immigrati appena arrivati si trovano porta a porta con anziani torinesi, ex operai, famiglie maghrebine o romene già alla seconda o terza generazione. Che la bottega sia qui non è un caso, ma il frutto di un progetto più ampio che Federica condivide con l'associazione Acmos (tel. 011 - 23.86.330), di cui è socia insieme a un centinaio di altri attivisti, impegnati in diversi progetti sociali nel torinese. Dei circa 80 appartamenti del condominio, cinque ospiteranno famiglie di mediatori, che in cambio di un leggero sconto sull'affitto si impegnano a coinvolgere gli altri condomini in momenti sociali o nella cura degli spazi comuni. 

La bottega, insomma, vorrebbe restaurare un po' anche il tessuto sociale del quartiere. Come? "Riscoprendo la bellezza e rendendola più accessibile", conclude Federica. E chissà che, poco alla volta, le credenze e i bauli della nonna riportati a nuova vita prendano il posto dei mobili fatti in serie, e le serate di chiacchiere con i vicini diventino una valida alternativa all'ultimo reality in tivù. 

TESTO DI GIULIA BONDI

 

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