Alternative possibili
Un artista in salotto
Volete assistere a un a creazione d’autore standovene comodi in poltrona? Due giovani pugliesi hanno inventato quello che fa per voi.

A Londra l’ultima tendenza si chiama flat art, la galleria fatta in casa: artisti e collezionisti che ospitano mostre nei loro appartamenti, con tanto di vernissage. Prendendo spunto dagli inglesi, due giovani curatrici pugliesi Viviana Checchia, trapiantata a Birmingham, e Anna Santomauro, di Andria, entrambe ventisettenni, hanno ribaltato la prospettiva e creato “1 h art”: un network internazionale di arte in casa sì, ma dei committenti. Con gli artisti -oltre 50, reclutati dagli angoli più disparati del globo- che offrono performance di un’ora a domicilio. Gratis, nelle città in cui si rendono disponibili. Dagli Usa alla Romania, da Helsinki a Roma, in pochi mesi sulle due ragazze si è riversato un fiume in piena di candidature: “Abbiamo dovuto selezionarle -raccontano-. Più che per criteri estetici, per fedeltà allo spirito del progetto: volevamo innescare uno scambio tra pubblico generico e addetti ai lavori”. Sul sito (bilingue, in italiano e inglese), basta navigare tra le proposte e prenotare via mail.

Portare l’arte contemporanea nella quotidianità spinge a esplorare temi come intimità, legami, dialogo. Non a caso, a Lecce e Milano il trio di Luigi Negro, Giancarlo Norese e Luigi Presicce propone “visite di desideri celati”, con “racconti, foto e piccole azioni” a colazione, durante i pasti o all’ora del tè. Nella metropoli lombarda, Elena Arzuffi svela alla gente la sua “bussola delle emozioni”, il segreto dell’ispirazione: “Cerco di spiegare come nascono le mie creazioni -confida-. L’arte è la bussola con cui la mia emotività trova equilibrio. L’interiorità è alla base della mia poetica: entrare nelle case, una o due volte al mese, è linfa vitale”.

Tra Cuneo e Torino, Domenico Olivero tesse “relazioni affettive”, cucendo con un filo rosso gli abiti dei partecipanti: “Grazie a 1 h art sconfino oltre la materia, nello spazio etereo dei sentimenti”, racconta. Più concretamente, Enrico Bressan in Veneto e Marco Bonafé in Sicilia sconvolgono gli equilibri domestici, rispettivamente deformando gli oggetti e mettendo a soqquadro i mobili. Guai a pretendere dettagli da Gianluca Codeghini, spirito libero dall’insindacabile estro d’artista: “La sorpresa è sorpresa, nessuna preclusione: datemi solo tempo”, afferma, pronto a spostarsi in qualsiasi città. 

Altro che torre d’avorio, l’arte e “i suoi adepti” girano per il mondo. Chi improvvisa pitture istantanee, chi fa video proiezioni, chi viaggi sensoriali. In Australia Thomas Guichard presenta il suo ritratto di Melbourne, un film in tre atti di soli suoni. Nel Connecticut Irwin Ramon esalta le affinità linguistiche tra spagnolo e inglese, nel nobile intento di avvicinare americani e latinos. 

A Locarno, Anthony Chretien si esibisce con “disegni in risonanza at home”: un collage di suoni, corpo in movimento e schizzi d’autore. Le sue suggestioni fisico-acustiche permeano le pareti del Canton Ticino: “In Svizzera -commenta Anthony- l’interesse per l’arte è molto diffuso. Anche tra le famiglie comuni”.

Dove non arriva la propensione personale, aiuta il passaparola: capita che vicini di casa di appassionati, altrimenti digiuni, richiedano una visita. E i contatti, a volte, vanno al di là di un’esibizione: “A Londra Marco Dalbosco ha offerto la sua ora a una coppia -raccontano Viviana e Anna-. È andata talmente bene che poi ha passato il Natale da loro”. Il network sarà online fino a luglio 2010. In autunno la mostra conclusiva nello spazio “Neon>Campobase” di Bologna. Ma le curatrici azzardano: “1 h art tornerà...”. 

TESTO DI BARBARA CIOLLI

 

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