Alternative possibili
Architetti low cost
Attenzione ai clienti e all'ambiente, stanno rivoluzionando la professione con la filosofia del bello, economico e riciclato.

Un’abitazione ben arredata e funzionale, in grado di migliorare la vita di chi ci abita, è un diritto che spetta a chiunque, a prescindere dalla metratura a disposizione? Giovani professionisti del disegno, architetti, designer o visual specializzati negli allestimenti di interni, scommettono di sì. E grazie a e-mail e visite a domicilio, anche un “lusso” come un suggerimento per migliorare la propria abitazione diventa una possibilità anche per chi non frequenta studi d’architettura.
Rinnovare, rinfrescare, stravolgere”, ad esempio, è lo slogan di Interior relooking: un team di sei professionisti (due architetti, una designer-stilista, una visual assieme a una giornalista e un project web master) offre consulenze su come arredare o trasformare la propria abitazione. “Il nostro servizio -spiega Valeria Bongini, 32 anni, laureata al Politecnico di Milano- è articolato su quattro livelli. Con quello base, il project book, diamo suggerimenti su come rendere più nuova la casa utilizzando oggetti, colori o materiali. Ma tutto avviene al computer e per posta elettronica. Il cliente ci invia fotografie e planimetria della casa, spiegando dove si trovano porte, finestre o radiatori. Poi compila la scheda progetto illustrando il risultato che vorrebbe ottenere”.
La risposta, elaborata dai sei (anche loro spesso comunicano per e-mail) arriva entro una decina di giorni: costa 50 euro per un monolocale e altri 40 per ogni vano aggiuntivo. Salendo di livello, c’è anche l’executive book (con progetto pronto per essere assegnato all’impresa), il servizio all inclusive (che prevede anche la direzione dei lavori da parte dei professionisti) e il “piano casa”, con proposte di ampliamento sfruttando le nuove normative regionali e nazionali. Qui il prezzo naturalmente sale, e il servizio, con uno o più sopralluoghi in casa, assomiglia di più al mestiere vecchio stile.
Interior relooking nasce nel 2008: “Quello che non mi piaceva, quando lavoravo in uno studio -racconta Valeria- erano gli appuntamenti fissati con il cliente anche per prendere una decisione banale. E soprattutto il modo di lavorare: astratto, con poche possibilità di decidere e inventare”. Invece il porsi da amico verso il cliente, al di fuori del proprio ruolo e delle sue ingessature, permette di osare novità e sperimentazioni. Architettura democratica, ma anche laboratorio creativo: la fantasia liberata dal confronto con situazioni nuove.
Giovanni Delvecchio, poco più che ventenne, fa invece il designer a domicilio. “Altro che in studio -assicura- bisognerebbe ricevere a casa propria chi chiede il tuo intervento: se ti piace la mia abitazione apprezzerai anche quello che faccio”. È lui, però, a fare visita ai clienti: incontra, chiacchiera, conosce la persona che ha di fronte. Alla fine prende con sé l’oggetto o il pezzo di arredamento ritenuto troppo vecchio e si impegna a restituirlo totalmente rinnovato, stabilendo la sua ricompensa. E il costo dell’intervento? “Sono un artigiano, dipende”, scherza e fa partire il “listino” da 100  euro.
Sul sito di Resign, il suo metaprogetto, compaiono sedie o comò trasformati: anche un’improvvisa rottura può cambiare un oggetto prodotto in serie industriale in un pezzo unico. “Il segreto -spiega Giovanni- è che il valore di una cosa dipende ben poco dal prezzo e ancora meno dalla funzionalità, ma dal fatto che sappia creare relazioni e identità. Per questo il coraggio del designer, che è in grado di riscoprire queste relazioni, sta a volte nel fare dono del proprio lavoro”. Decisamente, un addio alla vecchia professione.

TESTO DI  Francesco Mazzafame

Per saperne di più leggi: "Soluzioni per una casa sostenibile"

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