“Tutti possono cucinare”. La frase del cartone animato Ratatouille, la storia del topo diventato chef grazie alla passione per la buona tavola, calza a pennello per un’iniziativa che si sta diffondendo nelle trattorie: aprire la cucina ai clienti e farli diventare chef per una sera. La proposta (e il costo) varia da locale a locale, ma alla base c’è l’idea che chi ama il cibo di qualità prova un fascino irresistibile per i maxi-fornelli, le pentole giganti, i fumi e i profumi del dietrole- quinte di ogni ristorante.
In più apprezza cogliere quei segreti che possono rendere unico un piatto. Una delle esperienze di maggior successo è nata a Parigi: una coppia di chef, Claire Seban e Serge Haguenauer, ha aperto il bistrot “La table de Claire” (rue Emile Lepeu 30, www.latabledeclaire.fr) dove, per due serate al mese, i clienti sono invitati a entrare in cucina e proporre il loro menu. La coppia si fa addirittura invitare a cena per assaporare dal vivo i piatti e, se la prova li convince, invita i cuochi in erba a cucinare nel loro ristorante.
L’iniziativa ha avuto un tale successo (la lista d’attesa supera i sei mesi) da essere raccontata in un libro “Moi, chef d’une soir” (Editions Du Chêne, 2008) che raccoglie una sessantina di ricette proposte dai “cuochi di una sera”. In Italia la prova del cuoco più verace è quella della neonata trattoria “Le sette cotolette” nella frazione Remondò, a Gambolò (Pavia, tel. 0381 - 640.191). “Il cliente presenta una propria ricetta e concorda con lo chef come inserirla nel menu -spiega la titolare Maria Barbato-: valorizziamo il patrimonio personale di ognuno, dalla specialità della nonna al piatto appena inventato”.
Il cuoco novello viene a tutti gli effetti coinvolto nella macchina lavorativa: si presenta un paio d’ore prima, mangia insieme al personale e cura la preparazione del suo piatto. Assapora così i ritmi e l’atmosfera di una vera cucina di ristorante. Per lui la cena è gratuita, mentre i suoi invitati pagheranno il prezzo standard: menu fisso a 25 euro. “Questa esperienza nasce dalla scuola di cucina Teatro 7, tuttora attiva a Milano in via Thaon di Revel 7 (www.teatro7.com), che ho fondato con mio marito, lo chef Rico Guarnieri -racconta Maria-. Lì gli appassionati hanno la possibilità di sperimentare le loro ricette in un ambiente chic (e più costoso, ndr)”.
Il ristorante infatti resta a uso esclusivo del novello cuoco, la cena va dall’antipasto al dolce e lo chef-supervisore è un vero maestro. Il costo complessivo della serata (aiuto ai fornelli compreso) è di 1.000 euro per un minimo di dieci invitati. Particolare anche la cucina, a vista, che permette all’aspirante cuoco di seguire la preparazione restando in compagnia dei propri invitati. Sempre da una corso culinario è nata la proposta del ristorante “Volta la carta” a Genova (via Assarotti 60/r, tel. 010 – 83.12.046, www.voltalacartagenova.it).
Due le formule previste: una vera e propria gara del cuoco, in cui due o più squadre si cimentano nella preparazione di prelibatezze con l’aiuto dello chef e poi mangiano insieme (lezione più cena, 70 euro a persona); oppure il corso di finger food, aperitivo da mangiare con le dita. L’obiettivo è quello di far incontrare un gruppo di appassionati e coinvolgerli nella preparazione degli assaggi, poi però il locale viene aperto al pubblico (costo 35 euro a persona).
Alla “Trattoria Norman” in viale Tito Livio a Milano (tel. 02 – 55.199.487, www.normantrattoriacarne.it) invece è iniziato tutto per caso. “Dopo il successo di una cena organizzata da un amico nel mio ristorante -racconta il proprietario Rino Lombardo-, ho deciso
di aprire una volta a settimana la cucina a uno chef-per-passione: concorda il piatto con il team di giovani cuochi (in quattro non arrivano ai 100 anni!) e cucina con loro. Durante la cena però torna cliente”. Il menu va dai 30 euro in su e gli invitati devono essere almeno una decina.
Infine, se si vuole unire il piacere di cucinare a un’iniziativa di solidarietà c’è “Il brutto anatroccolo”, storica trattoria milanese (via Torricelli 3, tel 02 – 83.22.222), che ogni mercoledì offre la sua cucina ai disabili e ai volontari dell’Aias, l’Associazione italiana assistenza alle persone spastiche (www.serviziotempolibero.org). Agli amanti della buona tavola non resta che indossare il grembiule e varcare la soglia del luogo più ambito. Lì dove ogni piatto nasce e si trasforma in delizia.
TESTO: Eleonora De Bernardi

































