Caschetto sulla testa, sacca d’ordinanza a tracolla e via nel traffico, in sella alle due ruote. A pensarli così potrebbero sembrare pony express come tanti, ma basta un’occhiata mentre sfrecciano aggirando le auto per capire che c’è qualcosa di diverso: al posto del motore, hanno i pedali.
Da un anno anche l’Italia può contare sui suoi fattorini ciclisti: corrieri espressi che viaggiano spinti solo dalla forza delle gambe. Silenziosi, veloci e a impatto zero. “Vogliamo dimostrare che lo scooter non è affatto il mezzo ideale per spostarsi nel tessuto urbano”, spiega Roberto Peia, pioniere italiano di questo tipo di consegne, che ha trasformato la sua passione per le due ruote in un vero e proprio progetto imprenditoriale: con tre soci reclutati nel circuito delle ciclofficine ha fondato a Milano gli “Urban bike messengers”.
Lo scorso settembre i primi recapiti: una scommessa vinta, al punto che sull’esempio lombardo anche i colleghi romani hanno inforcato la bicicletta e tirato la volata allo smog della Capitale. Da qualche mese, per le strade di Roma, sfrecciano infatti sei “eco alfieri” di“E adesso pedala” e “VelòCittà”.
Ogni giorno macinano una media di 40 chilometri, ma quando le chiamate si fanno fitte (possono arrivare fino a 60 in un giorno) possono percorrerne più del doppio. Assicurano la consegna di qualunque oggetto, purché non troppo voluminoso e non oltre i 10 chili di peso: piccoli pacchi e documenti, corrispondenza, cd o libri. I clienti sono soprattutto studi professionali, uffici e negozi, ma non manca chi alza il telefono per recuperare un mazzo di chiavi dimenticato sul posto di lavoro o per far recapitare regali.
A Roma gli abbonati possono contare anche su un servizio gratuito di ritiro e smaltimento delle pile esauste: e l’ambiente ringrazia per la seconda volta. Anche i prezzi non si allontanano da quelli di un “classico” corriere: i bike messengers milanesi hanno tre tariffe –red, orange e green, proprio come i colori del semaforo– che variano da 7 a 20 euro in base al tempo di recapito e scendono a 4,44 euro per chi sceglie l’abbonamento. Appena più economici i gruppi di Roma, che assicurano le consegne solo all’interno del grande raccordo anulare: da 5 a 15 euro i costi iva esclusa, calcolati sulla distanza dal centro città.
Quale allora il valore aggiunto? Un servizio più agile e rapido dei colleghi a motore: “Arriviamo ovunque: zone a traffico limitato, isole pedonali o parchi compresi -spiega Andrea Vulpio, che ha creduto nel progetto Urban bike messengers al punto da lasciare il suo vecchio lavoro di cuoco–. Se troviamo una scorciatoia difficile da percorrere, basta caricare la bici in spalla: sfido chiunque a fare la stessa cosa con uno scooter!”. Un’idea che funziona e che il resto del mondo conosce bene.
Oltreoceano i fattorini in bicicletta hanno iniziato a consegnare pacchi nei primi anni Settanta: da New York a Chicago, una metropoli da 9 milioni di abitanti dove i bikers sfrecciano sulle freeways, passando per San Francisco e le sue colline. In Europa gli 80mila abitanti della quieta Lugano possono contare sulla bellezza di 12 corrieri a pedali: un numero enorme se paragonato alle grandi metropoli italiane. E la scena si ripete anche nelle città del nord Europa: “Ero in Svezia quando ho visto i primi bike messengers –commenta Luca Pietra– e quasi non ci potevo credere: lì le consegne in motorino nemmeno esistono”. Oggi, da Milano a Roma, anche l’Italia prova a recuperare il tempo perso. A suon di pedalate.
Testo di Laura Bellomi











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