Le inchieste
Frontiere di carta
TdM n°037, settembre 2012 / La maggioranza dei migranti arriva in Italia come turista, arricchendo i trafficanti di visti e le multinazionali ingaggiate dai consolati.

Altro che barconi. In tre casi su quattro gli immigrati entrano nel Belpaese in aereo, auto o nave, con un semplice visto turistico. La nuova sanatoria riguarderà circa 300mila stranieri. L'inchiesta di settembre di Terre di mezzo - street magazine indaga cosa accade nei consolati italiani nel mondo e rivela che i visti turistici sono un business sia per i trafficanti di documenti falsi sia per le multinazionali ingaggiate dalle rappresentanze consolari per gestire le pratiche. Il gigante nel settore è la Visa facilitation service (Vfs), che lavora anche per Regno Unito, Austria, Belgio, Francia, Germania e Spagna. Nel 2011 il fatturato della Vfs è stato di 149 milioni di euro, il 12% in più rispetto all'anno precedente. In Russia e Ucraina il disbrigo delle pratiche per entrare in Italia è affidata alla Visa management service, società con capitale straniero e partecipata da italiani: 15 milioni di euro il fatturato nel 2011.

C'è poi il mercato clandestino. A Dakar bisogna sborsare 4.600 euro per comprare un visto turistico per l'Italia o per uno degli altri paesi dell'Unione europea. Basta rivolgersi a Mbaye Tukku, in lingua wolof "Mister viaggio", uno dei trafficanti di visti più esperti. Lo si può incontrare al Café de Rome, locale alla moda frequentato dagli occidentali che vivono e lavorano nella capitale senegalese.

Che il visto turistico sia ormai l'unico modo per emigrare in Italia lo dimostrano i dati. Nel 2010 le nostre ambasciate e consolati nel mondo hanno rilasciato 1.543.408 visti, di cui poco più di un milione per turismo, 191mila per affari, 87mila per ricongiungimento familiare e 72mila per lavoro subordinato. Certo l'Italia ha un patrimonio artistico e ambientale inestimabile, ma se si analizzano i dati dei visti turistici si scoprono cose interessanti. Nel 2010 i consolati italiani di Tirana, Scutari e Valona in Albania hanno concesso 40.993 visti, dei quali ben 16.210 a scopo turistico. Il nostro console in Moldavia, a Chisinau, ha emesso poco più di 20mila visti, di cui 5.918 per turismo e 4.646 per lavoro. Non fa eccezione il Senegal, dove su 7.120 visti rilasciati, i turistici (907) superano quelli per lavoro (481). Insomma, strano ma vero, pare che albanesi, moldavi e senegalesi vengano in Italia soprattutto per turismo. "Non basta però aprire il portafoglio e avere i documenti in regola - si legge nell'inchiesta di Terre di mezzo -. Nel caso in cui i funzionari del consolato nutrano qualche dubbio sulla verità delle carte, si può anche essere convocati per un colloquio individuale, durante il quale viene valutato il 'rischio migratorio', vale a dire la probabilità che rimanga in Italia oltre i 90 giorni previsti dal visto turistico, diventando così un immigrato irregolare. E così, spesso, il visto viene negato a chi è meno abile a rispondere". Una discrezionalità che sottopone le persone a vere e proprie odissee burocratiche. Anche per questo ci sono i "mister viaggio" pronti a vendere visti falsi. 


Inchiesta di Lorenzo Bagnoli, Pape Ndiaye e Dario Paladini, per Terre di mezzo street magazine
Illustrazioni: Mauro Biani 
Pubblicato il 5 settembre 2012

Approfondimenti sulla sanatoria 2012: qui.

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