Là, dove c'era una vetreria, ora c'è un teatro. Uno dei
più piccoli di Milano, appena 40 posti. Spazio Mohole
è in un cortile di via Desiderio, zona Città Studi.
Uno stabile anonimo di due piani, che nasconde una
"factory" delle arti, con pareti tinteggiate di giallo, telefoni
che squillano in continuazione e un via vai di giovani. Il
piano terra è occupato da palco, quinte e gradinata, con
un locale per conferenze e workshop. Salendo si incontrano la segreteria e le aule per i corsi. Perché Mohole è più che un teatro: "Quando nel 2004 abbiamo aperto questo spazio -racconta Cosimo Lupo, direttore artistico, autore e
regista, sulla scena da oltre vent'anni-, sognavamo di dar vita a un laboratorio di linguaggi". Che oggi è una realtà, di successo.
A dirlo sono i piccoli grandi numeri dell'ultima stagione:
nove spettacoli in cartellone, quasi mille allievi iscritti
ai corsi di teatro, fotografia, cinema, web, grafica, fumetto,
moda e costume, otto dipendenti a tempo indeterminato.
Con stipendi che si aggirano intorno ai 1.300 euro al mese.
Tutto senza ricevere un euro di finanziamento dagli enti
pubblici. In un'epoca di tagli alla cultura, potrebbe sembrar
un miracolo. Ma non lo è, o meglio, non è l'unico.
In Italia esistono 2.533 imprese teatrali con oltre 25mila
addetti, tra attori e tecnici. Di queste, però, solo 413 beneficiano
delle sovvenzioni del Governo, che l'anno scorso
ha destinato al teatro 67 dei 409 milioni di euro del Fus (il
Fondo unico per lo spettacolo), ripartendoli tra 69 stabili,
189 compagnie e imprese di distribuzione, senza contare
festival e progetti speciali. Un tesoretto che, nei piani della
legge di stabilità (l'ex finanziaria) per il 2011, avrebbe dovuto
assottigliarsi a 258 milioni per tutto il mondo dello
spettacolo, da Cinecittà alla Scala. Un'eventualità scongiurata
da scioperi e proteste, con cui gli addetti ai lavori
sono riusciti a ottenere un Fus da 428 milioni di euro: la
differenza, ha stabilito il Consiglio dei ministri il 31 marzo,
ce la metteremo tutti noi con il pieno, pagando la benzina 1 centesimo in più al litro.
Per la stragrande maggiornaza delle compagnie teatrali, però, non cambierà quasi nulla: dovranno continuare a fare da sé.
La ricetta di Mohole per far tornare i conti è semplice:
si basa sul multitasking. A parità di persone, si moltiplicano
le proposte e si sfrutta al massimo la professionalità di
ognuno. Così gli scenografi, oltre ad allestire i fondali, sviluppano
immagini e progetti in 3D per studi di architettura
e design, mentre i fotografi di scena gestiscono uno studio
e si occupano dei corsi. "L'offerta è varia, per temi e costi
-spiega Lupo-. Si va da un minimo di 350 euro fino a un
massimo di 6mila per il master annuale di drammaturgia".
Uno spirito d'iniziativa che garantisce la sopravvivenza, ma
anche la possibilità di portare in scena spettacoli originali,
nella scrittura e negli allestimenti, come "Metashoashstasi",
una lettura "comica" (e tutt'altro che demenziale) della
Shoah. "Senza considerare le compagnie indipendenti
che riusciamo ad accogliere -aggiunge il direttore artistico-.
Arrivano da tutta Italia, in cambio di ospitalità: un
letto e un palco".
Tutto esaurito
Eppure gli italiani, aldilà della benzina, il pieno a teatro lo
fanno. Secondo la Siae, nel primo semestre 2010 al botteghino
sono stati staccati 15 milioni di biglietti per un incasso
di oltre 203 milioni di euro. Una spesa pro capite di
3,4 euro, il triplo di quanto stanzia lo Stato per ogni cittadino
(1,11 euro). Con la differenza che il pubblico riempie
anche le sale dei piccoli teatri che invece lo Stato ignora.
Da quando è aperto, nel 2008, gli spettatori al Teatro
dei Limoni di Foggia non sono mai mancati, anzi ogni
anno l'affluenza cresce in media di 500 persone. Merito di
un gruppo di giovani artisti che hanno deciso di investire
nella loro città. "La nostra regione è una fucina di talenti
-racconta Roberto Galano, 38 anni, il veterano della compagnia-,
ma in genere si fanno piccole cose e poi si scappa".
Invece Roberto, Leonardo Losavio, Giuseppe Rascio e
il musicista Antonio Catapano hanno scelto di rimanere e
fondare un'associazione culturale. Dopo aver vagabondato
alla ricerca di una sede, l'hanno trovata cinque anni fa nel
Quartiere Settecentesco. "Che d'epoca non aveva nulla, se
non il degrado -scherza l'attore-. Per renderla agibile, ci
son voluti due anni".
Nei 150 metri quadrati di una vecchia tipografia presa
in affitto hanno allestito una sala che ospita 70 posti e una
stagione teatrale arrivata alla quarta edizione, "Giallocoraggioso",
capace di contaminare anche la provincia, da
Foggia a San Severo. In cartellone oltre 40 date, 12 spettacoli,
sette compagnie provenienti dal resto della Penisola,
tre opere inedite e una rassegna di teatro per famiglie.
Certo, di scialacquare non se ne parla. "La nostra scenografia
più ricca è quella di Finalmente Godot, la rivisitazione
dell'opera di Beckett -ammette Galano-. I protagonisti
recitano tra i rifiuti, per simboleggiare lo scorrere del tempo".
Novità e classici si alternano sul palcoscenico, conquistando
gli spettatori. "Oggi contiamo 2mila soci -dice
con soddisfazione-: a loro offriamo corsi di recitazione,
dizione e video. Siamo un punto di riferimento".
"Tante piccole buone pratiche fanno il tessuto del teatro
italiano -spiega Mimma Gallina, docente di Organizzazione
teatrale alla Scuola d'arte drammatica Paolo Grassi
di Milano- e sono una spinta al cambiamento. Purtroppo
c'è una carenza di politiche culturali serie nel nostro
Paese e questo penalizza soprattutto chi è indipendente".
Sinergie creative
Dopo il terremoto del 6 aprile 2009, il gruppo aquilano
"A bocca aperta" ha deciso di portare i propri spettacoli
nelle imprese. Coinvolgono manager, impiegati e operai.
"Con gli strumenti della commedia dell'arte mettiamo in
evidenza i nodi relazionali che esistono all'interno di un
luogo di lavoro", racconta il direttore artistico, Daniele
Milani, 34 anni.
Una formula efficace, quella degli "X-events", un format
la cui versione definitiva viene scritta in collaborazione con
l'azienda che ne fa richiesta, con lo scopo di far vivere ai
partecipanti un'esperienza ad alto contenuto emozionale,
immergendoli per un periodo di tempo variabile, da qualche
ora a un'intera giornata, in una sorta di "realtà parallela"
di cui non sempre sono chiari i confini. "Ogni partecipante
diventa, senza saperlo, motore della narrazione"
spiega ancora Milani.
"Eravamo una decina tra attori e tecnici, e nessuno voleva
rinunciare a vivere di questo mestiere. Perciò, dopo
aver proposto il progetto ai teatri stabili e aver ricevuto un
rifiuto, ci siamo rivolti altrove. Ora riusciamo a produrre
anche nuovi spettacoli". Merito forse della fame, e della
passione: "Chi gode dei finanziamenti pubblici non cerca
altre forme di sostegno, teme di mettere a rischio entrate
già sicure, ma così si finisce per limitare la creatività".
Roma quattro compagnie: Kataclisma, Amnesia vivace,
Olivieriravelli e Teatro forsennato. Nel 2008 hanno creato
il consorzio Ubusettete che, è il caso di dirlo, fa dell'unione
la propria forza. "Siamo una società di mutuo soccorso
formata da 11 artisti -spiega Elvira Frosini, direttore di
Kataclisma-: ognuno condivide con i colleghi la propria
esperienza, in modo da abbattere le spese". Solo così è
possibile organizzare ogni anno "Uburex", la rassegna dei
loro spettacoli. "Insieme riusciamo ad affittare il teatro e
a pagare l'ufficio stampa -prosegue-, oltre che a gestire il
blog Novocritico, uno spazio di dialogo tra attori, critici e
pubblico dove tutti possono suggerire le proprie idee alle
compagnie". Un modo per abbattere quella quarta parete
che, da sempre, separa artisti e spettatori.
Ma non è tutto: grazie a un contributo di 15mila euro
del Comune di Roma, nel 2010 Ubusettete ha avviato il
progetto "Ecce performer", in collaborazione con le università
di Tor Vergata, La Sapienza e Roma Tre. Protagonisti
dieci giovani, ai quali è stato offerto un periodo di apprendistato.
Le performance finali sono state poi presentate in
una serie di eventi ad ingresso libero, "sempre tutto esaurito",
conclude Elvira Frosini.
Federalismo teatrale
Dove non arriva lo Stato, intervengono gli enti locali. Non
ci sono dati, però, sull'ammontare complessivo dei contributi.
L'unica certezza è che sono destinati a diminuire.
Colpa, ancora una volta, della legge di stabilità che ha
messo un tetto alle uscite dei Comuni: non potranno infatti
stanziare più del 20 per cento di quanto speso l'anno
precedente. Un taglio che, si prevede, andrà a colpire soprattutto
gli spettacoli o i laboratori dedicati alle scuole.
Per fortuna, i mecenati ancora esistono. A Spessa, 500
abitanti in provincia di Pavia, sei giovani stanno ristrutturando
cascina Castello, grazie a un contributo di 185mila
euro della Fondazione Cariplo. Ex ricovero per i pellegrini
in cammino sulla Via Francigena, è destinata ad ospitare
una sala prove, uno studio di registrazione e la foresteria
dell'associazione Artemista. "Sono inoltre in corso i lavori
per riconvertire il granaio in uno spazio per spettacoli e
concerti", spiega Andrea Rebaglio, responsabile del dipartimento
Arte e cultura della fondazione lombarda, che per
il teatro lo scorso anno ha stanziato in tutto 7,5 milioni di
euro. "Attento alle nuove generazione e al territorio, non
ci resta che confidare nel federalismo culturale", commenta
Mimma Gallina. Tremonti permettendo.
Testo: Rosy Battaglia










OKNOtizie
Segnalo
Diggita
Delicious
Facebook