Le inchieste
Le nuove vie del Signore
Le chiese si svuotano? Tra manga e parchi a tema, le pecorelle si conquistano col marketing.

Dopo Pinocchio, la Preistoria e il Far West, anche il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo sono destinati a diventare protagonisti di un parco a tema, con ricostruzioni delle catacombe, della vita monastica e delle acque del Giordano. Sulmona, in provincia dell’Aquila, è il luogo prescelto per il primo “Parco religioso” d’Italia: 850mila metri quadrati a ridosso della Majella, dove “entro tre anni -assicura Franco Iezzi, ideatore del progetto- si poserà la prima pietra”. 

Le vie del Signore sono sempre più infinite: dal parco divertimenti agli happy hour, dai balli in spiaggia con chiesa gonfiabile ai santini stile manga, per far conoscere Gesù ormai ci si affida ai dettami del marketing e della pubblicità. In palio circa 600mila anime e qualche pecorella smarrita. Secondo il “Centro studi sulle nuove religioni” di Torino, infatti, l’1 per cento degli italiani sarebbe disposto a cambiare chiesa. Dopo il successo dei Testimoni di Geova, che tra gli anni Ottanta e Novanta hanno coinvolto 400mila nuovi fedeli, e del movimento buddista Soka Gakkai, passato dai 13mila aderenti del 1993 ai 54mila del 2010, la partita è aperta. 

Il luna park di Celestino

Nella terra che fu di Celestino V,  il papa ricordato da Dante per il “gran rifiuto”, sul luna park della fede c’è chi è pronto a scommettere: oltre ad alimentare “la cultura religiosa” dei moderni pellegrini, l’obiettivo è creare profitto e nuovi posti di lavoro in una zona dell’Abruzzo piegata più dalla crisi economica che dal terremoto. “Non immaginatevi Disneyland, sarà un luogo dello spirito dove riscoprire le grandi religioni”, ci tiene a precisare Franco Iezzi, vicecoordinatore del Popolo della libertà di Sulmona e direttore del locale “Consorzio di sviluppo industriale”. Il progetto, illustrato in un prospect di 57 pagine dall’agenzia di comunicazione Blue Klein & Petrus, prevede tre percorsi. Il primo è quello dell’acqua: si camminerà tra cascate, canali e laghetti artificiali per rivivere luoghi ed episodi descritti nel Vangelo, come “il battesimo di Cristo nel fiume Giordano” o “il lago di Tiberiade, con la moltiplicazione dei pani e dei pesci”. Per far entrare il visitatore nell’età paleocristiana e fargli conoscere l’atmosfera delle prime comunità, invece, verranno scavati dei cunicoli nella roccia. Nel percorso monastico, infine, si potrà fingere di appartenere a un ordine claustrale e sperimentare la vita di benedettini e amanuensi, divisi tra biblioteca, cella, orto e refettorio, “in questo modo -si augurano gli organizzatori- gli ospiti del parco acquisiranno con i propri sensi la consapevolezza della regola di San Benedetto (ora et labora, ndr)”. Ma non si tratta solo di ricreare ambienti e scenografie: l’abbazia voluta da Celestino, oggi sede del Parco regionale della Majella, dovrebbe diventare un centro congressi e accogliere nelle sue sale un master in “Design del sacro”. Ad artisti internazionali saranno poi commissionate opere di land art a tema spirituale, mentre nei negozi si troverà artigianato missionario e nei ristoranti cibi “rituali” proposti nelle festività religiose. 

Per realizzare tutto questo sarà necessario sbancare terreni, creare colline e canali artificiali e raccogliere tanti soldi: “Lavoreremo nel pieno rispetto dell’ambiente e occorreranno qualche decina di milioni di euro” sostiene Franco Iezzi, che non rivela molto altro sui dettagli dell’operazione. Di certo c’è che tra i partner compaiono la società canadese Forrec, leader mondiale nei parchi divertimento, ed Ecosfera, che colleziona appalti pubblici in Abruzzo e nel Lazio, incluso un incarico di supervisione tecnica ai Mondiali di nuoto di Roma nel 2009. Tra i supporter, “anche gruppi arabi” con cui l’imprenditore dice di essere in contatto. Conta poi sull’appoggio dell’Opera romana pellegrinaggi, anche se l’amministratore delegato, padre Cesare Atuire, preferisce non rilasciare dichiarazioni in merito.

Chi non è d’accordo con il progetto è il sindaco di Sulmona, Fabio Federico (Pdl), che lo considera “campato in aria ed economicamente insostenibile”. E al suo posto preferirebbe un casinò. Si oppongono anche Legambiente e l’Associazione Celestiniana. Favorevole il vicepresidente del Consiglio comunale, Antonio Iannamorelli: “Se si trattasse davvero di un progetto sano, che vede coinvolti  imprenditori privati -afferma l’esponente del Pd-, il Comune dovrebbe collaborare con infrastrutture, strade e parcheggi”. Perché il turismo religioso in Italia è un affare: secondo Trademark, società di consulenza esperta del settore, si parla di 4 miliardi e mezzo di euro l’anno di fatturato. E i calcoli sono presto fatti: solo nel 2008 (ultimo dato disponibile) a San Giovanni Rotondo, dove è conservata la tomba di san Pio, sono state registrate 6 milioni di presenze e 4 milioni e mezzo di pellegrini si sono recati a Loreto per pregare nella “Santa casa” di Maria. 

Pubblicitari e missionari

In una domenica consacrata allo shopping, in piazza Duomo a Milano quaranta giovani vestiti da Babbo Natale fermano i passanti mettendo loro in mano un volantino rosso e un regalino impacchettato con carta giallo metallizzato. Qualcuno, accompagnato dai figli, chiede di scattare una foto ricordo. Niente di strano, se si trattasse della solita trovata per reclamizzare un profumo appena entrato in commercio. Ma il biglietto scioglie qualsiasi dubbio: “Non è un pacco” si legge, e sul retro ecco la spiegazione: “C’è una persona che ha donato la sua vita per te. Si chiama Gesù”. A firmare l’annuncio sono i giovani di Scegli Gesù. Fanno parte della chiesa pentecostale “Ministero Sabaoth”, fondata a Milano nel 1994 da Roselen Boerner Faccio, brasiliana e creazionista convinta: “Mia nonna -sostiene- non era una scimmia”. 

La chiesa conta 400 fedeli, in maggioranza artisti, grafici e professionisti della comunicazione. Tra questi, il pubblicitario Giuseppe Punzo, 26 anni, che Gesù l’ha incontrato alle Colonne di san Lorenzo. “Ero lì a bere e fumare con la mia fidanzata -ricorda- quando ci hanno avvicinato dei ragazzi in maglietta gialla, che parlavano di Dio chiamandolo papà”. Pochi mesi dopo, Giuseppe partecipa per curiosità a una celebrazione Sabaoth. La sua adesione è totale, smette di usare marijuana e in pochi anni diventa pastore e coordinatore del gruppo giovani “Scegli Gesù”. Con lui ci sono un centinaio di ragazzi tra i 14 e i 28 anni. Per compiere la loro missione e portare il messaggio cristiano nelle strade, hanno fondato persino la Scegli Gesù school: in un appartamento, cinque ragazzi vivono e studiano a tempo pieno giocoleria, pirofagia, camminata sui trampoli e Parola di Dio. Nelle serate in discoteca regalano magliette: “Coca solo light” e “Quando il gioco si fa duro, io prego”. 

Immancabile il logo: un omino stilizzato in ginocchio su fondo giallo, che fa il verso a una popolare marca di t-shirt. “I ragazzi guardano Mtv perché è figo -spiega il pastore Giuseppe-, e anche Dio merita la comunicazione migliore. Finiamola con i pace, fratello, e il linguaggio evangelichese”. In estate i giovani di Scegli Gesù si spostano sulle spiagge: cantano, ballano, fanno giocare grandi e piccini. Quando spengono la musica parlano della loro fede. Tra gli ombrelloni si avventurano anche le “Sentinelle del mattino”, guidate da don Andrea Bugnoli, 44 anni. Con le loro magliette fucsia e nere, all’occorrenza allestiscono una chiesa gonfiabile che alla sera può trasformarsi in un comodo palcoscenico per fare animazione con musica e danze. “Lavoravo ancora in Vaticano quando, l’8 dicembre 1997, Dio mi ha sussurrato nel cuore la parola apostolo -racconta il sacerdote-. Allora ho capito che dovevo seguire le orme di San Paolo e dedicarmi all’evangelizzazione”. Per rispondere a questa nuova chiamata, don Andrea si ritira in monastero, qualche mese dopo si trasferisce a Cleveland in Ohio, dove tocca con mano il “supermarket del sacro”. Nel 1999, al suo ritorno in Italia dà vita alle Sentinelle, che parlano di Dio “con il linguaggio degli uomini”: un network che ormai comprende giovani di 32 diocesi. Aprono le chiese il sabato sera e organizzano happy hour, come accade nell’antica Chiesa del Crocefisso a Desenzano del Garda (Bs), arredata per l’occasione con sedie e tavolini, e per il 31 ottobre si sono inventati “Holyween”, alternativa religiosa alla notte pagana dei morti: festeggiano i santi pregando, portando in giro i loro poster e distribuendo la Parola di Dio.

Non fosse entrato in seminario, don Andrea avrebbe fatto il grafico. Per le Sentinelle ha coniato lo slogan “Now Jesus”, “Ora Gesù”, e il logo (un pane spezzato con una croce e un pesce stilizzati) che decora tazze, magliette e taccuini in vendita sul loro sito web. Uno stile modaiolo che non deve ingannare: don Andrea celebra anche la messa in latino, voltando le spalle all’assemblea. “Non ci sono contraddizioni tra la tradizione e i nuovi linguaggi -spiega-: usiamo la bellezza e le tecnologie per fare conoscere il Vangelo, una buona notizia che va comunicata bene”. “Queste tecniche di marketing virale danno risultati solo all’inizio -commenta il pubblicitario Bruno Ballardini, autore del libro “Gesù lava più bianco. Ovvero, come la Chiesa inventò il marketing” edito da minimum fax-. La sfida per la Chiesa è riuscire a rendere attuale il prodotto, senza rincorrere le mode”.

Network a mani giunte

Ogni sera, alle 20, Giovanni pubblica un post sul suo profilo. Sono i salmi del giorno, accompagnati da riflessioni, video e clip musicali a tema sacro. Un modo alternativo per  recitare la Liturgia delle ore, vespri e compieta, insieme ai fratelli e alle sorelle del gruppo “Gioventù cattolica di Facebook”. Per ora i contatti sono 750, tra i 16 e i 40 anni. “Apriamo la pagina solo a quell’ora -spiega l’amministratore, Giovanni Granato, trentenne di Sanremo-: abbiamo deciso di non renderla pubblica sempre perché purtroppo qualcuno scriveva delle bestemmie sulla bacheca”. Durante i vespri gli utenti, registrati e no, possono commentare, aggiungere intenzioni o restare “in comunione spirituale”.

Il gruppo organizza su Facebook anche intere giornate di preghiera per chi ha difficoltà in famiglia o per i drammi arrivati in tivù come quelli che hanno coinvolto Yara Gambirasio e Sarah Scazzi. “Si può dedicare alla preghiera il tempo che magari si trascorrerebbe giocando con le fattorie virtuali di Farmville”, sottolinea Giovanni. Social network, musica, arte e sport: “Devono essere i giovani stessi a diventare missionari verso i propri amici -spiega don Nicolò Anselmi, il responsabile della Pastorale giovanile della Cei-, e possono farlo con qualsiasi linguaggio, purché il loro amore sia autentico e concreto”. 

San Francesco col naso all’insù

A Brescia, san Francesco e la Maddalena hanno gli occhi grandi e rotondi e il naso all’insù. Merito di Studioebi, un team di illustratori guidato da Paolo Linetti che ha ridisegnato santi, evangelisti e martiri nello stile dei fumetti giapponesi, con la supervisione del direttore del museo diocesano. Un libretto autoprodotto, “Che santo è?”, stampato in 3mila copie e quasi esaurito, raccoglie in tutto 150 “santini manga”, a cui nel 2011 se ne aggiungeranno altri 50.

Da questo lavoro è nata anche una mostra, già esposta a Genova e a Venezia, e ora disponibile gratuitamente per le parrocchie che ne fanno richiesta. “La soddisfazione più grande -spiega il curatore- è vedere che i piccoli imparano a riconoscere simboli antichi come il giglio e il bordone del pellegrino, e si appassionano alle figure eroiche della cristianità”. Nessuno, nel mondo religioso, si è scandalizzato: “Gli unici a storcere il naso sono stati gli appassionati di manga -conclude Linetti- e qualche concittadino, stupito nello scoprire che la patrona Santa Giulia aveva la pelle nera”.

TESTO: GIULIA BONDI

***

QUASI QUASI, MI FACCIO UNA CHIESA

 

 

Pastori improvvisati infervorano i seminterrati.
A ritmo di rock e alleluia.

 

È domenica. Nel cortile di una vecchia casa di ringhiera di Milano le porte del piano terra si aprono a intervalli irregolari. Ogni volta, il silenzio è rotto dal suono di batterie, tastiere e chitarre elettriche, sovrastate da un grido: “Alleluia!”. Siamo in via Arquà 15, traversa di via Padova, una delle zone più multietniche della città. Al piano terra, quelli che una volta erano magazzini e depositi sono diventati i templi di sei chiese evangeliche, di cui cinque fondate da immigrati.

Dalle 8 alle 20, è un via vai di predicatori e fedeli: nella “Iglesia de la Palabra viva international” pregano peruviani ed ecuadoriani, nella “Gesù è il Signore per tutte le nazioni” (Gsn) si ritrovano russi, ucraini, moldavi e chiunque sia originario degli ex Paesi sovietici. Cantano a squarciagola anche i filippini della “Church international christian ministry” e i fedeli dell’unica enclave italiana, “Vivere in Cristo”, che al termine della loro celebrazione cedono lo spazio ai fratelli ghanesi e nigeriani.

“Tra queste chiese non c’è molta differenza dal punto di vista religioso, siamo tutti cristiani pentecostali”, spiega Juri Jizdan, immigrato russo che nel 2002 ha fondato, insieme al fratello Vitali, la chiesa Gsn, un migliaio di fedeli solo a Milano. “Cambia l’appartenenza culturale e etnica: ciascuno preferisce andare dove trova persone che parlano la sua stessa lingua”, dice il pastore, che per sopravvivere fa l’imbianchino part-time. Queste nuove comunità, che prendono ispirazione da realtà diffuse in America e Asia, sono arrivate o sono nate in Italia negli anni Novanta. C’è chi le chiama sette, in senso dispregiativo, ma gli studiosi preferiscono parlare di “chiese alternative”.

“Difficile dire quante siano -ammette Massimo Introvigne, direttore del Centro studi nuove religioni (Cesnur)-. Se consideriamo le principali denominazioni, sono oltre cento e coinvolgono tra i 70 e gli 80mila stranieri in Italia”. Ma secondo Juri Jizdan “ce ne sono almeno 200 solo a Milano e provincia”, magari composte da qualche decina di credenti, che sfuggono a qualsiasi studio e catalogazione. Chiese dai nomi lunghi e fantasiosi, fondate da persone assolutamente normali che, pur non avendo una formazione teologica, nel fine settimana infiammano seminterrati e vecchi magazzini di periferia. “In rari casi ricevono aiuti dall’estero -aggiunge Introvigne-: si basano semmai sulla buona volontà dei pastori, loro stessi immigrati, che hanno deciso di guidare una comunità religiosa”.

Come la coppia di filippini Beatriz e Mauricio De Lara, che tre anni fa hanno dato vita alla “Church international christian ministry”. “Abbiamo ricevuto da Dio un messaggio: ci chiedeva di fondare una chiesa” spiega Mauricio, che per 18 anni ha fatto l’operaio e ora si dedica a tempo pieno al nuovo ruolo, mantenendosi grazie alle offerte “dei fratelli e delle sorelle” (qualche centinaio), mentre la moglie continua a lavorare come badante. “Non è facile -prosegue-, ci sono tanti problemi economici, ma è Dio che ci dà la forza di continuare”. Nella sala adibita alla preghiera, non ci sono altari ma solo strumenti musicali, un leggio e una cinquantina di sedie in plastica. Alle pareti, lunghe tende verdi, rosse e blu e qualche frase di Gesù in tagalog (la lingua nazionale, ndr). Grandi assenti, le immagini sacre. “Il rischio è che si finisca per adorare loro e non il Signore”, spiega gentile Beatriz. Nella porta accanto, il pastore della comunità argentina, in gessato grigio e cravatta rosa, impone le mani sulla testa dei propri fedeli: qualcuno si accascia, come fosse in trance, per poi rialzarsi qualche minuto dopo e continuare a pregare. 

Ogni chiesa evangelica che si rispetti, poi, ha band e coristi. Nella “Chiesa cristiana evangelica internazionale” di via Tertulliano, periferia Sud di Milano, a suonare è un gruppo di ventenni. L’atmosfera è da concerto rock: il cantante, che in questo caso è anche il figlio del predicatore, salta sul palco del seminterrato con la camicia sbottonata e maltratta l’asta del microfono puntata verso il pubblico: “Your light broke through my night! (La tua luce ha squarciato la mia notte)” canta, e invita gli astanti a fare altrettanto. “Serve per caricarsi -spiega Joselito Gandia,  filippino, ex assicuratore e pastore dal ’98-. La nostra missione è far capire alle persone che non siamo solo immigrati, ma creature di Dio. C’è un grande bisogno di assistenza spirituale”. La moglie Rebecca, ex insegnante di chimica, dentro il suo tailleur marrone, attualizza l’incontro di Gesù con la Maddalena: “Il Signore guarisce! -esclama-. Al marito di una nostra sorella di fede, che è qui con noi, i medici avevano dato un anno di vita, ma noi abbiamo pregato: sono passati due anni e oggi sta bene”.

I sermoni sono intervallati da invocazioni e preghiere in un crescendo di “Alleluia!”, “Gesù è grande!”, “Sei il mio Pastore!”; e, tra testimonianze e canzoni in stile rock, pop o gospel, le funzioni arrivano a durare fino a quattro ore. “Gridiamo perché nella Bibbia c’è scritto che il popolo invoca Dio ad alta voce. Chiediamo la sua presenza in mezzo a noi” dice Junior Serpa, brasiliano, che guida i duecento della “Chiesa ravvivamento della fede”, in via Teocrito, zona Gorla. Seduti di fronte a lui, non solo carioca, ma anche cinesi, colombiani ed egiziani. Stessa zona, poco distante. Daniele Kim, sudcoreano dai modi pacati, ha lasciato il suo Paese “per creare nel mondo comunità di cristiani”. La sua chiesa è senza nome: “Le prime comunità si distinguevano per il luogo in cui erano nate: Salonicco, Cirene -spiega-. Noi ora siamo cristiani di Milano”. Con il suo completo nero, predica in italiano e accoglie i fedeli in un seminterrato. “La fede ringiovanisce, ridete e starete meglio. Non abbiate paura”, ripete. Sui suoi volantini affissi nel quartiere, si legge: “Sei solo? Vieni al gruppo biblico. Tutto gratis”. 

 

TESTO: Dario Paladini

 

Eventi
Rubriche