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Confidenze in rete
C’è chi affida il proprio disag io al web. E vince l’imbarazzo con chat e forum.

Marco73 non riesce a sconfiggere quella "forza misteriosa" che lo spinge fino al bar dei videopoker. Stefano, quando è sotto pressione, è assalito dal panico e gli sembra di "non essere fatto per questo mondo". I gruppi di auto mutuo aiuto (Ama) si stanno diffondendo anche su internet, garante di quell'anonimato che attira chi non vuole o non si sente pronto per affrontare i suoi problemi nel mondo reale. Su Facebook ne esistono 114 e il motore di ricerca di Google ne elenca addirittura 1.620, anche se molti sono siti inattivi o semplici forum tematici. "Solo una cinquantina possono essere considerati validi -afferma Eleonora Arduino, volontaria del coordinamento Ama Piemonte che studia il fenomeno-. Non basta parlare di un tema: a fare la differenza è lo spirito di comunità, che deve crearsi anche nel mondo virtuale".

Uno dei primi gruppi è nato nel 1996 sul portale di Yahoo! e si chiama "No alla pornodipendenza": ha oltre 3.600 iscritti. Il suo fondatore, Vincenzo Punzi, passava anche otto ore al giorno davanti ai siti pornografici e per questo ha perso la compagna e il lavoro. "E' una dipendenza assurda -racconta oggi- e si prova una vergogna terribile".

Gli iscritti confidano paure, debolezze e ricadute. "Mi chiamo Guido, ho già provato a far parte di questo gruppo l'anno scorso, forse con un diverso pseudonimo, ma poi ho creduto di essere ‘grande' abbastanza per farcela da solo, e ci sono ricascato". I forum di discussione sono spesso l'unico salvagente cui aggrapparsi. "Ho sciupato molto della mia vita per nulla, facendomi del male e spendendo tanti soldi -scrive Amaresemplicemente-. Mi sono lasciata prosciugare energie e voglia di vivere. Voglio provarci... anche con il vostro aiuto. Se vi avessi conosciuto prima!".

Vincenzo Punzi, che oggi ha 66 anni, nel 2006 ha raccontato la propria storia nel libro "Io pornodipendente" (Costa & Nolan editore) firmandosi con il suo vero nome, perché "il primo passo da compiere è ammettere di avere questa dipendenza a se stessi e al mondo, liberandosi dal senso di colpa". Ora cerca di convincere gli utenti del gruppo che l'unico modo per vincere questa schiavitù è eliminare la connessione da casa: "E' come tenere la cantina dei vini per un alcolista", sostiene. E c'è chi gli ubbidisce: "E' già passato più di un mese da quando mi sono privato prima del modem e poi del computer e devo dire che la voglia di tornare alla vita di m.... di prima è sempre più flebile! Forse il fatto di non aver più possibilità di ricadere funziona: continuo a scrivere da un internet point".

Anche alcuni coordinamenti Ama di gruppi "fisici" stanno sbarcando online con siti web e profili sui social network, usati soprattutto come vetrine dove trovare gli indirizzi dei gruppi, suddivisi per area geografica o per genere di problemi affrontati. Nel 2009 un terzo dei contatti del coordinamento di Bolzano è passato dal web. Ma in Piemonte hanno compiuto un passo in più e da un anno su amaeleusi.ning.com ci si può iscrivere a sei comunità dedicate a depressione, ansia, disturbi alimentari, identità di genere, rischio "burn out" (sindrome da stress) e genitorialità. I loro membri, una cinquantina in tutto, si connettono da tutta Italia e si danno appuntamento in chat ogni settimana, aiutati da un facilitatore. "E' ancora presto per fare un bilancio -spiega Eleonora Arduino-, ma abbiamo notato che anche nei gruppi online si può creare quella solidarietà tra membri che è tipica delle comunità Ama, anche se viene a mancare l'aspetto pratico dell'esperienza".

Sull'efficacia di internet in questo campo il dibattito è aperto. Alessandra Micalizzi, ricercatrice dell'università Iulm, ha studiato i gruppi di auto mutuo aiuto sul lutto, analizzandone anche cinque presenti su internet. "Sono poco efficaci -afferma-, perché la partecipazione dei membri è sporadica e le risposte ai messaggi hanno spesso tempi d'attesa molto lunghi". Tuttavia, "l'ingresso in una comunità online può rappresentare una presa di coscienza del problema, soprattutto quando si è in quella fase in cui non si ha voglia di incontrare nessuno".

Testo di Andrea Legni 

 

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