"C'è un caporale del Mali che si sposta tra Calabria e Puglia. Lo conosciamo bene, più volte abbiamo lavorato per lui". Pacato e gentile, in t-shirt e pantaloni lunghi, Coulibaly parla con una voce impostata che tradisce la sua passione per i libri: quando può legge testi in francese con la traduzione a fronte in italiano. Ma l'aria da intellettuale non deve ingannare, questo maliano di 37 anni, in Italia dal 2008, è uno dei braccianti fuggiti da Rosarno (Rc) dopo la rivolta del 7 gennaio scorso. Oggi, insieme a Idrissa e Adam, due connazionali, si trova a Siracusa per rinnovare il permesso provvisorio di soggiorno. Nel frattempo, lavora in nero nei cantieri o come giardiniere. "È difficile denunciare -ammette Coulibaly-: abbiamo troppa paura della polizia e di non lavorare più. E non possiamo permettercelo".
Alcuni dei "colleghi" che erano a Rosarno con lui sono stati più coraggiosi e hanno fornito alla magistratura i recapiti telefonici dei caporali che li reclutavano nelle campagne calabresi. Ha preso così il via l'inchiesta "Migrantes", condotta dalla Procura di Palmi, che il 26 aprile ha portato all'emissione di 31 ordini di custodia cautelare e al sequestro di 20 aziende e 200 terreni, per un valore complessivo di circa 10 milioni di euro.
Nella rete della giustizia sono finiti 22 imprenditori agricoli e nove caporali: quattro marocchini, due egiziani, due algerini e un sudanese. Tre di loro, però, non sono stati arrestati a Rosarno, ma in altre località del meridione, dove si erano spostati per continuare a fare il loro "mestiere". È questa la novità che emerge dalle indagini, confermataanche dai tre maliani di Siracusa: i caporali "migrano" seguendo il flusso dei braccianti stagionali e costruendo rapporti fiduciari con gli imprenditori. "Nomadi" dello schiavismo che, secondo i magistrati, operano tra Rosarno, Villa Literno (Caserta), Palagonia (Catania), Cassibile (Siracusa). E, a quanto pare, anche nel foggiano, dove Coulibaly e i suoi amici hanno testimoniato di aver incontrato lo stesso caporale conosciuto nella cittadina calabrese.
Di solito gli schiavisti sfruttano i propri connazionali, che molto spesso conoscono e incrociano nelle diverse campagne del Sud. "Primule rosse" che hanno dato filo da torcere agli inquirenti: "Senza le intercettazioni sarebbe stato impossibile -afferma Giuseppe Creazzo, procuratore di Palmi-: difficilmente i migranti avrebbero potuto identificare con nome e cognome caporali e proprietari terrieri. Invece, grazie ai numeri di telefono che ci hanno fornito, abbiamo potuto controllare i sospettati e inchiodarli".
All'ombra della mafia. In cambio di 8 euro
Nonostante gli arresti siano avvenuti in zone ad alta densità mafiosa, per ora non sembra ci sia una vera regia della criminalità organizzata dietro gli spostamenti dei caporali, che appaiono solo come immigrati più scaltri e con meno scrupoli degli altri, in grado di conquistare la fiducia degli imprenditori agricoli italiani.
Se i meccanismi del loro reclutamento da parte di 'ndrangheta e camorra sono ancora tutti da chiarire, sul campo il loro metodo di "lavoro" è sempre lo stesso: "Al mattino presto ti scelgono, ti infilano in un'auto o in un furgone (anche in 15, con quattro persone stipate nel bagagliaio, ndr) e ti portano nei campi. Devi pure pagare 5 euro per il passaggio e si lavora fino alle 18" racconta ancora Coulibaly.
Nel foggiano, ad esempio, per la raccolta dei pomodori i caporali ricevono dall'imprenditore 8 euro a cassone, di questi 3 euro vanno al bracciante. Ma non sempre la giornata è fruttuosa: "Se il pomodoro è buono e tu sei rapido e fortunato, riesci a riempire fino a dieci cassoni e guadagnare 30 euro -spiega-. Se il raccolto è guasto, metti da parte non più di 9 euro". La busta paga arriva a fine mese, ma capita anche che il tuo datore di lavoro sparisca: "E così hai lavorato gratis".
Cassibile, la nuova Rosarno
Uno degli schiavisti itineranti, un sudanese di 39 anni, è stato arrestato a Cassibile, piccola frazione agricola di 4mila abitanti, 14 km a Sud di Siracusa. Qui, tra fine febbraio e fine giugno arrivano gli stagionali per la raccolta di patate, fragole e lattuga: dalle 350 alle 450 persone. Ogni mattina alle 5 la via principale si popola dei furgoncini dei caporali, per la maggior parte marocchini, pronti a scegliere le braccia da lavoro.
Come a Rosarno, anche a Cassibile i rapporti fra braccianti e popolazione locale sono molto tesi. In maggio un rifugiato eritreo è stato malmenato da un balordo italiano davanti a decine di persone per un presunto sguardo di troppo rivolto a una ragazza. Il clima di tensione, alimentato anche dai rappresentanti politici locali, ha favorito la violenza di chi si sente legittimato a far capire che a Cassibile i niuri, come vengono chiamati i migranti da queste parti, non ce li vogliono.
Episodi di intolleranza e violenza non denunciati alle autorità sono all'ordine del giorno, in tutta Siracusa: insulti, schiaffi, minacce, pietre lanciate da motorini in corsa. La gente del posto vuole che i braccianti siano invisibili, e non è una novità: nel giugno 2006 anonimi appiccarono un incendio ai ripari di fortuna costruiti dai lavoratori con cellophane e tende sotto i rami degli alberi.
Un posto letto all'hotel Sudan
Forse il problema più grave è proprio questo: per gli stranieri a Cassibile non c'è posto. Il 22 gennaio scorso Prefettura, Comune, Provincia e le associazioni dei datori di lavoro (Coldiretti, Federcoltivatori, Unione provinciale agricoltori e Confederazione italiana agricoltori) hanno siglato un protocollo: gli imprenditori si sono impegnati a fornire un alloggio e un contratto regolare allo stagionale assunto, le istituzioni ad allestire una tendopoli di "transito" per gli immigrati appena giunti a Cassibile, in attesa che trovino un'occupazione. "Le aziende agricole hanno disatteso completamente gli accordi", denuncia Paolo Zappulla, segretario generale della Cgil di Siracusa. Ad accogliere i lavoratori è rimasta solo la tendopoli della Croce Rossa: 120 posti letto, riservati a chi ha i documenti in regola. Gli altri si devono arrangiare, costretti a dormire a terra in uno dei tanti casolari diroccati o nei campi, sempre sotto la minaccia di ritorsioni e denunce per occupazione abusiva.
"Cassibile è un paese da sorvegliare": queste le parole usate dal ministro dell'Interno Roberto Maroni in un'intervista rilasciata dopo i fatti di Rosarno, alla quale è seguita la richiesta di maggiori controlli delle forze dell'ordine da parte del Prefetto di Siracusa. "Ogni giorno i carabinieri vengono a dirci di andar via da qui e di chiedere assistenza al campo della Croce Rossa -racconta Said, uno dei rifugiati che dorme all'hotel Sudan, un casolare occupato-. Io ci sono andato, ma mi hanno detto che non c'era posto. Qui almeno ho un tetto". Gli sfruttatori, intanto, girano indisturbati per le vie centrali del paese.
Il gioco perverso dei flussi stagionali
I cittadini di Cassibile sostengono che a loro gli immigrati non servono perché c'è già troppa disoccupazione tra gli italiani. E invece degli stranieri c'è bisogno: nella provincia di Siracusa ci sono importanti colture stagionali ed è difficile trovare nostri connazionali disposti a piegare la schiena sotto il sole.
Le aziende agricole di piccole e medie dimensioni sono quelle che ricorrono di più al caporalato, strozzate dalla concorrenza dei produttori stranieri e dai gruppi economici che controllano i mercati ortofrutticoli e impongono i prezzi. "Bisogna verificare l'insieme delle responsabilità e non incolpare solo gli agricoltori -precisa Massimo Franco, presidente della Confagricoltura di Siracusa-, fermo restando che i comportamenti illegali vanno severamente puniti". Intanto a farne le spese sono i braccianti, pagati poco se non sfruttati. Mentre i controlli latitano.
Eppure, un modo per assumere gli immigrati in regola ci sarebbe: ogni anno il Governo stabilisce con un decreto quanti stagionali stranieri possono essere chiamati per le raccolte. La quota assegnata alla provincia di Siracusa per quest'anno è di 1.200 persone. Peccato che i datori di lavoro possano presentare domanda solo dal 21 aprile al 31 dicembre 2010. A Cassibile però la stagione nei campi inizia a febbraio e finisce a luglio.
Una trappola burocratica che rende inutilizzabile il sistema dei flussi, senza contare che fra la presentazione della domanda e il nulla osta della Questura passano dei mesi. Così, non resta che reclutare la manodopera in piazza: da febbraio a giugno a Cassibile o nella Piana del Sele, in provincia di Salerno; da giugno ad agosto a Pachino, Foggia e Latina; da agosto a ottobre ad Alcamo (Trapani) e nella Valle del Belice; da novembre a febbraio nella piana di Gioia Tauro. Un esercito di braccia in continuo movimento, seguito dal passo avido dei caporali.
TESTO DI MASSIMILIANO PERNA
Per saperne di più leggi "Le prostitute del mattone" e ascolta l'intervista agli autori dell'inchiesta del numero di settembre.










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