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Anime in cerca
Dal buddismo alla chiesa vetero-cattolica. Storie di trans che vogliono vivere la propria fede.

Il cuore del suo monolocale è protetto da un mobiletto alto una cinquantina di centimetri, con due piccole ante. "Le apro se preghi con me", dice Nicole. Dentro c'è il Dai Gohonzon: una pergamena color avorio con ideogrammi cinesi e parole in sanscrito. Sono i nomi dei personaggi dell'universo buddista, simbolo delle potenzialità della vita.
Mi mette in mano un libriccino: "Ripeti con me Nam myoho renge kyo. È la Legge della vita. Non ti preoccupare, non è difficile". La seguo nella cantilena, mi rendo conto che bisogna sintonizzare la lettura del mantra con la respirazione. "Ogni giorno prego due volte, al mattino e alla sera, in tutto almeno un'ora", spiega.

Nicole De Leo, 51 anni, attrice, vive a Bologna ed è una delle fondatrici dei gruppi "Arcobalena", a cui aderiscono circa 200 trans buddisti. Sono nati all'interno della Sokka Gakkai, una corrente del buddismo giapponese rielaborata nel 1200 dal monaco Nichiren Daishonin. È una delle più diffuse in Italia, ne fa parte anche l'ex-calciatore Roberto Baggio.
"Nei gruppi Arcobalena ci confrontiamo sui problemi che viviamo, ci incoraggiamo, ci aiutiamo a vivere la fede. Alle riunioni partecipano anche gay e lesbiche". Diverse le città coinvolte, tra cui Bologna, Firenze, Grosseto e Roma. "Potrà sembrare strano, ma anche noi persone transessuali preghiamo e siamo alla ricerca del senso della vita", dice sorridendo.

Nicole si è operata nel 1999. Ha incontrato il buddismo dieci anni prima, quasi per caso: "Un'amica mi ha invitata a un incontro -ricorda-. La mia vita da allora è cambiata. La preghiera con la ripetizione del mantra serve a risvegliare la buddità che ciascuno ha dentro di sé, in altri termini le proprie capacità e ricchezze interiori".
Nicole, come tutte le persone transessuali, nella vita ha subìto critiche e derisioni. "Ho passato anni a dimostrare a tutti la mia innocenza, a spiegare che la mia diversità non è una perversione". La scoperta della "buddità" l'ha aiutata a ribaltare la prospettiva: "Ho capito che per cambiare chi mi circonda dovevo cambiare me stessa, trovare questa energia".
Il desiderio di vivere la fede per lei non è una novità: le prime esperienze risalgono all'adolescenza, quando frequentava il movimento dei focolarini, fondato da Chiara Lubich: "Lì ho scoperto che Gesù predicava l'amore per le persone in quanto tali, senza pregiudizi. Il buddismo mi permette di vivere anche questo, l'essenza del cristianesimo".

Prega quasi tutti i giorni anche Sheina Pecchini: lodi e vespri. Ha iniziato la "transizione" da poco più di un anno e, quasi contemporaneamente, ha cominciato a frequentare la Chiesa vetero-cattolica di Milano. "I riti sono simili a quelli cattolici, la novità è il clima di accoglienza, il fatto di poter pregare e cantare con gioia insieme agli altri senza sentirmi giudicata", racconta.
La Chiesa vetero-cattolica è stata fondata nel 1873 in Germania da quei fedeli che non hanno accettato i dogmi sanciti allora dal Concilio vaticano I: l'infallibilità del Papa e il suo primato giurisdizionale universale. Ma a Sheina questi aspetti interessano poco. "Gesù è venuto per chi lo cerca -spiega-. È stato lui il primo a portare avanti la propria diversità. E ha dimostrato che ciò che conta è l'amore, al di là del ruolo che si ricopre, del modo di vestirsi o delle tendenze sessuali". Uno dei passi del Vangelo che Sheina preferisce è quello delle Beatitudini. "Beati i poveri, gli afflitti, i perseguitati: sono parole che rompono i canoni con cui di solito si guarda la vita". E per sostenere quanti come lei sono in un momento di passaggio, Sheina ha scelto di gestire un forum online "Trans ma non solo" e di entrare nel direttivo dell'associazione Crisalide pangender. "Sono sposato e ho due figli adolescenti, ma la mia famiglia ha capito la situazione -racconta-. Alla soglia dei quarant'anni mi sono resa conto che non potevo più negare la mia vera natura. Ora sono più serena e vivo meglio anche la fede".

All'interno della Chiesa cattolica non abbiamo trovato gruppi di preghiera che coinvolgano persone transessuali. "Dal punto di vista canonico godono degli stessi diritti degli altri fedeli, anche quello di ricevere i sacramenti della penitenza e dell'eucarestia -spiega Maurizio Faggioni, docente di teologia morale alla Facoltà teologica dell'Italia centrale-. Ognuno può convertirsi a Dio e vivere secondo i valori evangelici". Almeno in teoria.

TESTO DI DARIO PALADINI

Per saperne di più leggi "Senza trucco"

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