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La capitale dei paradossi
Roma ristruttura i campi regolari. Massima accoglienza, eccetto che per i Rom romeni.

Non voglio una casa che costi tanto, basta che abbia i muri di pietra". L'ultimo campo abusivo in cui è stato Marius è il Casilino 700 (periferia Est di Roma), sgomberato nel novembre 2009. È un rom romeno, come sua moglie. Hanno tre figli e meno di trent'anni: ora vivono in una palazzina occupata in via Prenestina. Anche Samir, 22 anni, quattro figli e di mestiere mediatore culturale, abitava in un campo irregolare ma tollerato, il Casilino 900. A febbraio il Comune di Roma ha deciso di chiuderlo: chi ci viveva è stato trasferito in via Salone (periferia Nord-Est), che ora conta quasi mille rom, in maggioranza di origine slava. "Mi trovo bene -dice-. Casilino 900 era sporco e quando pioveva c'era sempre fango".

Due pesi, due misure: a Roma il "Piano nomadi" non è uguale per tutti. Sia Samir che Marius vivevano in campi abusivi, al primo però è stato assegnato un container in un insediamento regolare, all'altro no. Una condizione che Marius condivide con i 400 rom romeni sgomberati da Casilino 700. Oggi 150 sono ospitati in un'ex cartiera sulla Salaria, affidata a una cooperativa, gli altri sono al centro di accoglienza "Amarilli", aperto in inverno per i senza dimora. A loro il Comune ha suggerito di tornare in Romania a spese dell'amministrazione o di trovarsi una sistemazione. "Il trattato di Schengen prevede che i rom romeni possano andare nei paesi della Comunità europea -spiega Sveva Belviso (Pdl), assessore alla Politiche sociali-, ma solo per tre mesi, poi o hanno un lavoro o devono tornarsene a casa".

A Roma, secondo il censimento effettuato nel 2008 dalla Croce Rossa vivono 7.177 rom (quasi 5mila in baraccopoli "tollerate'" o del tutto abusive). Ma è un dato per difetto. Tuttavia il Piano nomadi ha i posti contati: 13 campi per 6mila persone. Gli altri dovranno arrangiarsi. Intanto, sono in atto le ristrutturazioni: recinzioni e telecamere, tesserino personale per entrare. Costano sempre meno di quelli abusivi "che si trasformano in discariche e non solo per colpa dei rom -precisa Salvo Di Maggio, presidente della Cooperativa Ermes-. Ci finiscono calcinacci, gomme d'auto, amianto e a volte anche rifiuti ospedalieri". La bonifica può arrivare
a costare 50mila euro: "Al vecchio campo di via Salone la facevano anche due volte al mese". A pesare di più sui costi, le utenze (acqua e elettricità) e i vigilantes. Ma la concentrazione in pochi campi, spesso in periferia, ha determinato spese aggiuntive, come i 250 euro giornalieri per ogni scuolabus utilizzato. Mentre il ministero dell'Interno ha stanziato quasi 18 milioni di euro per questi interventi nei campi di Roma, le risorse per i progetti sociali restano sul fondo del barile. "È normale sia così -sottolinea Di Maggio-. Prima di tutto bisogna mettere le persone in condizione di vivibilità minima, poi ci si può occupare degli altri aspetti".

TESTO DI GIOVANNI AUGELLO

Per saperne di più leggi "Il derby degli zingari" e "Non uno di meno"

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