Risata collettiva. Il pulmino giallo si allontana velocemente dalla villa delle quattro torrette, maestosa nelle giornate di sole, un po' lugubre in quelle di pioggia, che dal 1886 ospita l'Ospedale psichiatrico giudiziario (Opg) di Montelupo, una trentina di chilometri da Firenze. A bordo, reclusi psichiatrici in libera uscita: fanno parte dei fortunati che godono di licenze o sono ammessi a programmi di cura all'esterno e che, a turni di sette, dal lunedì al venerdì, possono "evadere" da quello che da queste parti chiamano ancora manicomio criminale. Il torpedone attraversa il centro del paese, dove tutti lo riconoscono: Marco, internato da nove anni, scende al volo per prendere un bottiglione d'olio dalla sua dentista: "Ha una tenuta in campagna. Mi voleva dare anche il vino... Peccato che non possiamo più berlo!".
La vita dei 13mila abitanti di Montelupo ruota attorno all'Opg Villa Ambrogiana: tutti hanno almeno un parente che ci ha fatto il servizio civile o che ancora vi trascorre il proprio tempo libero, come volontario. Poco dopo la comitiva arriva alla sua destinazione: "La casa del drago", un piccolo centro sociale dell'Arci. "È il loro loft", dice Maurizio Federici, lo psicologo che ha il compito di seguirli.
"Non ti spaventare, qua sopra dormono i draghi" dice Marco, che ci fa da Cicerone. In effetti, dal soppalco della cucina sbucano due giganti blu di cartapesta: li hanno costruiti per farli sfilare insieme ai bambini di Montelupo e a "Marco Cavallo", il pupazzo triestino dei "matti" liberati da Basaglia. Alle pareti murales, quadri, sculture di metallo. "Nel 2004 -continua Marco- questo posto l'ho ristrutturato anch'io". I suoi compagni, intanto, sono impegnati nei laboratori: chi fa il corso di fotografia, chi smanetta al computer, chi scrive poesie. Il programma è quasi sempre lo stesso: dopo la tappa al centro sociale si va in paese o nei supermarket a fare la spesa per poi tornare al "loft" e cenare insieme.
L'Opg di Montelupo ospita 170 persone: 120 provengono da altre regioni e 50 sono "in proroga", potrebbero cioè essere dimessi se ci fossero comunità protette (nei casi più gravi) in grado di ospitarli o se ne facesse carico la Asl nei Centri di salute mentale. Una struttura che tra due anni la Regione intende chiudere, seguendo un piano che prevede di far tornare tutti i "forestieri" nelle Asl d'origine e trasferire i toscani in altri istituti. Prima di tutto al Gozzini di Firenze, detto "Solliccianino", che adesso ospita tossicodipendenti in semilibertà con personale sanitario all'interno e polizia penitenziaria lungo il muro perimetrale. Ancora un carcere, dunque, ma per Alessandro Margara, il giurista che coordinò la proposta di legge toscana per il superamento dell'Opg, "Solliccianino è comunque un'ipotesi interessante: è piccolo, con celle singole e spazi vitali". Per qualcuno, poi, si apriranno anche le porte di tre comunità protette a Firenze, Aulla (Massa Carrara) e Arezzo (in costruzione).
Peccato che, intanto, a Montelupo continui ad arrivare gente da tutta Italia, soprattutto persone in attesa di processo che scontano misure di sicurezza decise dai giudici delle indagini preliminari per "gravi indizi" di pericolosità sociale. "Nel 2009, però, il 30 per cento degli internati non era stato sottoposto a una vera perizia psichiatrica forense -commenta Franco Scarpa, dal 1986 direttore e ora coordinatore sanitario di Montelupo-. Per questo ho l'impressione che stiano aumentando le misure preventive". Nel nome della sicurezza, cioè, si spediscono in Opg persone con problemi di salute mentale, anche se la loro pericolosità sociale non è stata scientificamente accertata.
Una bolgia di dannati sempre nuovi, che riempiono i cameroni di Villa Ambrogiana. Un posto dove il degrado è tale che il Comune di Montelupo, su indicazione dell'Asl, ha intimato al Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria del ministero della Giustizia di chiudere sei celle della terza sezione e ripulire gli ambienti. Al sovraffollamento (la capienza massima è di cento internati) si somma la carenza di personale sanitario di ruolo, soprattutto infermieri: tra medici e operatori sono una trentina, uno ogni sei persone a differenza di Castiglione delle Stiviere (Mn) dove il rapporto è di uno a due. Dopo oltre un secolo Villa Ambrogiana cesserà davvero di essere manicomio criminale? È presto per dirlo, ma di certo quando "quelli dell'Opg" se ne andranno anche questo borgo fiorentino, noto per il vetro e le ceramiche artigianali, non sarà più lo stesso.
TESTO DI BARBARA CIOLLI
Per saperne di più sulla realtà degli Opg in Italia leggi "Ergastolo bianco" e "Napoli, capitale della proroghe"











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