I cognomi dei nuovi baby boomers in Valle Infernotto fanno Hu, Fang e Zang. A Barge e Bagnolo, in provincia di Cuneo, le giovani leve cinesi tra zero e 24 anni sfiorano quota 400, quasi la metà della comunità. I ricongiungimenti familiari stanno ripopolando di adolescenti le scuole superiori del Monviso, mentre grazie all’alta natalità fra le giovani coppie (in media tre figli prima dei 30 anni) i nipoti dei primi scalpellini arrivati dall’Oriente riempiono già le materne e le elementari, dove un bambino su sei ha gli occhi a mandorla.
Yu Le, 20 anni, fresco di diploma, ci saluta davanti al municipio di Bagnolo, all’uscita di una delle tante iniziative multiculturali in cui è coinvolto. Mise occidentale, faccia da bravo ragazzo e rara apertura mentale. Suo papà fa lo scalpellino. Lui vorrebbe specializzarsi come mediatore. E un ponte insostituibile tra ragazzi italiani e cinesi lo è già: “Collaboro a molti progetti nelle scuole e in Comune”, racconta Le con naturalezza. Come se fosse facile arrivare adolescente in un Paese lontano anni luce dalla tua cultura. E, un paio d’anni dopo, essere così avanti da spingere i tuoi connazionali a integrarsi.
A Barge il suo alter ego femminile è Guan Jing, “Sandra” per i coetanei italiani. Anche lei ventenne, anche lei impegnata oggi in un incontro multietnico a pochi passi dal Comune. Al Caffè Roma è in corso una tavola rotonda della sua associazione: “Amicizia Italia-Cina”. “Ci confrontiamo sul futuro”, spiega Sandra Jing. Che, intelligente e concreta, ha deciso di “imparare l’inglese per lavorare nel commercio internazionale, magari in Cina”. Ma confessa anche la propria voglia di “approfondire la politica dell’Italia”. Dove è arrivata otto anni fa, passando per Prato: “Mio padre lavorava in una ditta poi entrata crisi -racconta-. Ora è assunto nella pietra a Barge. Un luogo dove si può studiare e lavorare bene. Avevano ragione i nostri parenti che si erano già trasferiti qui”. Protagonista con l’amica Liquin del bel documentario “Sguardi migranti”, Jing si prepara a un soggiorno in Irlanda, reduce da un 100 e lode in un istituto tecnico di Saluzzo (Cn).
In genere chi prosegue gli studi dopo le medie va alla “scuola dei cinesi” di Luserna San Giovanni, come viene etichettato l’istituto tecnico professionale Alberti per il record di stranieri (con picchi del 70 per cento nel corso di ragioneria) che finora lo ha salvato dalla chiusura. Da qui, nel 2008, è uscita la prima diplomata della comunità: “Fang Xiu, 100/centesimi -ricorda Carmelina Maurizio, professoressa di lingue-, che meraviglia: bravissima e poliglotta. Voleva iscriversi all’università. Ma i commercialisti hanno iniziato a corteggiarla”.
Una punta d’eccellenza in classi dal tasso di abbandono altissimo. “Su 100 allievi, solo nove stranieri hanno superato la maturità negli ultimi tre anni: due erano cinesi -precisa la docente, che per capirli ha conseguito una seconda laurea in Antropologia-. Sono arrivati prima con il contagocce, poi in massa, mandando in tilt una scuola tarata su piccoli numeri. Fu subito chiaro che dovevamo rimboccarci le maniche”. L’ondata aveva già colpito le elementari e medie di Barge e Bagnolo: “Uno shock. Non l’avevamo messo in conto, forse per un fatto di mentalità -commenta Mirella Boaglio, assessore ai Servizi sociali di Bagnolo, oltre che maestra di scuola primaria-. Caduto il muro iniziale, comunque, i cinesi rispondono con trasporto ai programmi interculturali. Spesso più di noi, tiepidi piemontesi”.
Negli asili e alle elementari la lingua si impara per osmosi. L’integrazione è spontanea. L’insegnante Sabina Depetris, che nella biblioteca di Bagnolo organizza gli incontri “Fiabe in valigia”, racconta che “le mamme italiane portano i bambini ad ascoltare favole cinesi, quelle romene le marocchine, le orientali le italiane... Quasi in un gioco di scatole cinesi”, ride.
Di passeggini spinti da nonne asiatiche in Valle Infernotto ne circolano sempre di più. Quest’anno, all’istituto comprensivo Fenoglio di Bagnolo, il 13 per cento degli alunni è cinese: “Settanta, tra asilo, elementari e medie” conta la vicepreside Laura Marchisio. A Barge l’asticella sale al 17 per cento: 30 orientali alle materne, 36 alle elementari, 35 alle scuole medie.
Nel pomeriggio gli italiani e i compagni di scuola stranieri socializzano nella ludoteca e in spazi comuni, di cui anche Le e Jin sono stati preziosi animatori: il Consorzio Monviso solidale (la principale rete di assistenza sociale che copre 58 comuni del Cuneese, ndr) dà una mano alle insegnanti con i doposcuola multietnici. “Puntiamo a creare relazioni -spiega Pietro Schwarz, responsabile del consorzio per lo sportello immigrati di Barge e Bagnolo- non solo tra ragazzi, ma anche tra genitori italiani e cinesi”. Il nuovo progetto “Esplorazioni” è una bussola per gli stranieri che dopo gli studi faticano a trovare lavoro. Quanto a bebè italo-cinesi in arrivo, niente. Una sola coppia mista è convolata a nozze, a Bagnolo. E persino i flirt scolastici con attraenti “cinesine” stentano a fare outing.
TESTO DI: BARBARA CIOLLI
Per saperne di più leggi "Le valli del dragone" e guarda il fotoreportage realizzato per Terre di mezzo - street magazine











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