I casinò virtuali più spregiudicati risiedono nei paradisi fiscali inglesi: Antigua e Barbuda, Gibilterra e Isola di Man. Oltre che nell’ex protettorato inglese di Malta, Stato dell’Unione europea in cui c’è anche un prelievo fiscale bassissimo.
Contro i casinò online “fuorilegge”, che vengono aperti senza la concessione dei Monopoli di Stato, i finanzieri del Nucleo speciale frodi telematiche (Gat), possono poco: non esiste una legge europea sull’azzardo. Nel 2006 ne hanno sequestrati e chiusi in Italia 365. Ma quelli con sede all’estero riescono a farla franca. Il trucco per loro è semplice: una volta censurati, cambiano indirizzo Internet, aggiungendo un numero. Così la società austriaca di scommesse e casinò “Bet at home” (sottotitolo allusivo “Life is game”, la vita è un gioco), tradotto anche per i giocatori italici, è arrivato a quota 11: www11.bet-at-home.com. Ma quando leggerete questo articolo potrebbe essere già traslocato al 12 o al 13. A seconda della bravura di nostri finanzieri.
E l’Europa? Per ora resta a guardare. La Corte di giustizia ha dichiarato la materia di competenza esclusiva degli Stati membri, nonostante la sua natura transfrontaliera. “L’instabilità di Internet e l’estrema volatilità di alcuni siti impongono ritmi serrati -spiega il loro cybercomandante Umberto Rapetto-. I casinò online italiani li smantelliamo in un paio di giorni: difficilmente attecchiscono. Purtroppo i truffati vengono risarciti solo nel raro caso in cui escano allo scoperto: il reato è perseguibile su querela di parte”.
Tutti gli altri Paesi occidentali ci vanno cauti con il gioco d’azzardo sul web, nonostante con la crisi la tentazione di tassarlo sia forte. La Gran Bretagna già medita alcune restrizioni al Gambling Act in vigore dal 2007, che ha in parte aperto all’online. Francia e Spagna sono orientate verso una liberalizzazione soft, pensano soprattutto ad arginare il fenomeno della dipendenza. La Svezia ha legalizzato il poker texano, ma solo sul sito del Monopolio di Stato. La Svizzera annuncia un numero ristretto di concessioni sul web. I tedeschi dal 2008 hanno dichiarato guerra al gioco online, illegale in ogni forma non gratuita: chi lo pratica rischia la prigione. Oltreoceano, negli Usa il gioco d’azzardo su Internet è stato bandito nel 2006.
Nel marzo scorso l’Europarlamento ha approvato la relazione “Sull’integrità del gioco d’azzardo online” della socialdemocratica danese Christel Schaldemose che ha chiesto: standard comuni, lotta alla pubblicità aggressiva, tetti mensili di giocate e tutela dei minori. È solo una relazione, che non ha potere vincolante per la Commissione, né per gli Stati membri. E i siti con sede all’estero? Continuano, imperterriti, la loro attività.
TESTO: Barbara Ciolli
Per saperne di più leggi: Lo stato croupier e Gioventù d'azzardo, vincitori e vinti











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