A uno scommettitore vecchio stampo come Giovanni ci sono voluti trent’anni per toccare il fondo e risalire. “Oggi dopo pochi mesi di gioco -dice- arrivano già distrutti”. La sera i gruppi dell’Associazione giocatori anonimi si riuniscono per incoraggiarsi a vicenda: “I nuovi giochi sono ammiccanti. Persino integerrime signore over 50 ci cascano. Lo Stato vieta la pubblicità di sigarette e alcolici, ma la permette per l’azzardo. Ha interessi enormi dietro”.
Parole sante: il gioco online legalizzato (dal gratta e vinci al poker) è una miniera d’oro. Da gennaio a maggio 2009 il giro d’affari è stato di un miliardo e 500 milioni di euro (+ 270% rispetto allo stesso periodo del 2008), a cui vanno aggiunti altri 265 milioni di euro frutto delle giocate raccolte nel mese di giugno. Un fiume di denaro, ma ancora poca cosa in confronto a quanto succederà nei prossimi mesi. Il governo Berlusconi, infatti, con il decreto legge per la ricostruzione dell’Abruzzo approvato dal Parlamento in giugno, sta trasformando l’Italia nella Las Vegas d’Europa. Dal 2010 saranno permessi giochi online che altri Paesi dell’Unione proibiscono. Obiettivo: raccogliere almeno 500 milioni di euro all’anno.
Secondo l’Eurispes, nel 2006 in Italia c’erano 700mila giocatori compulsivi: persone sempre più incapaci di resistere all’impulso del gioco, finiscono per compromettere e distruggere le relazioni personali, familiari e lavorative. Ma uno studio del 2008, dell’Istituto di fisiologia clinica del Centro nazionale delle ricerche (Cnr) di Pisa, dice che sono addirittura 3 milioni gli italiani che corrono il rischio di diventare giocatori d’azzardo patologici. Tra questi, circa 700mila vengono indicati come giocatori a rischio “moderato” e 120mila, “a rischio grave”, sarebbero di fatto già vittime del disturbo compulsivo. Per oltre 2 milioni di persone il rischio è quindi “minimo”. Ma esiste.
La ricostruzione post terremoto è una scommessa che si gioca sulla pelle delle persone come Giovanni.
Il primo fu Bersani
La storia del gioco d’azzardo legalizzato su Internet in Italia ha inizio nel 2006, quando il ministro per le Attività produttive Pierluigi Bersani (governo Prodi) liberalizza gli skill games, i cosiddetti “giochi di abilità a distanza”. Fra questi c’è il poker texano (Texas Hold’em), una variante del poker classico che fa impazzire gli italiani: in media ci spendono 180 milioni di euro al mese, snobbando gli altri giochi d’abilità online tra cui dama e sudoku, che registrano incassi minimi. Al tavolo verde virtuale siedono anche i Monopoli di Stato (Aams) che tassano il 3 per cento del totale delle giocate: da gennaio a maggio 2009 hanno guadagnato così oltre 25 milioni di euro.
Il ministro Bersani aveva legalizzato una versione prudente del gioco online, con limiti sull’importo e sul numero delle giocate. Con il decreto per le zone terremotate l’Italia ha invece dato il via libera alla “raccolta a distanza di giochi di sorte a quota fissa” e ai “giochi di carte organizzati in forma diversa dal torneo”. Nel primo caso roulette e dadi online, nel secondo blackjack e poker cash, a puntata libera. Finora con la versione “prudente” del poker texano era possibile fare una sola giocata (da 50 centesimi a 100 euro), ed era quindi il massimo che si potesse perdere in una partita. Ora si potranno rilanciare le puntate a piacimento. Senza limiti.
Casinò online: la terza industria del Paese
“Uno di questi programmi sarà simile al videopoker, un gioco da casinò puro -spiega Monica Cuprifi, direttrice del portale specializzato Jamma.it-. Neppure la Gran Bretagna, Paese di proverbiali scommettitori, ha sdoganato così ampiamente l’online”.
Sempre Jamma.it anticipa che, in un documento presentato dal Governo in Parlamento, si auspicano entrate pari a 4,8 miliardi di euro dal gioco d’azzardo. Il decreto Abruzzo prevede una spesa per la ricostruzione di 5,8 miliardi in 23 anni, dal 2009 al 2032. Ma i primi 500 milioni di entrate previste per quest’anno sono già a rischio, perché difficilmente la legge sulle zone terremotate diventerà operativa prima del 2010: il testo deve ricevere l’ok dal Commissario dell’Unione europea sulla concorrenza e poi i Monopoli devono emanare i decreti attuativi. Per questo le società di gioco stimano di partire con l’anno nuovo. Il Governo starebbe allora meditando di imporre un’una tantum alle concessionarie di newslot, le macchinette mangiasoldi dei bar, per raccogliere in extremis i soldi per le zone terremotate.
Carlo Gualandri, cofondatore di Virgilio e ora presidente di “Gioco digitale”, la concessionaria leader che, per prima, il 2 settembre 2008 ha lanciato il Texas Hold’em sul web, è convinto che “ogni gioco debba essere disponibile online: il proibizionismo non è mai servito a ridurre la domanda. Certo, sui tempi ci sarei andato più soft, per dare modo agli italiani di farsi le ossa. Tutta questa fretta, discutibile, è data dall’urgenza di tassare”.
Il business è gigantesco: secondo Mediobanca il gioco d’azzardo autorizzato, da quello online alle macchinette nei bar, è la terza industria del Paese dopo Eni e Fiat, l’unica in netta crescita nonostante la crisi, tra i primi inserzionisti sui media prosciugati dal crollo di pubblicità. Per aiutare il settore, i Monopoli di Stato hanno progressivamente abbassato il prelievo fiscale, fino al 3 per cento per gli skill games. Il giro d’affari è nel frattempo schizzato verso l’alto: dal 2003 al 2007 la raccolta complessiva delle giocate è lievitata da 15,5 a 42 miliardi di euro l’anno. Nel 2008 ha toccato i 47,5 miliardi, nel 2009 supererà i 50 miliardi (+10 %, fonte Monopoli di Stato).
Anche le Poste italiane al tavolo verde
Finora i giocatori online più spregiudicati aggiravano i limiti imposti da Bersani, andando sui siti .com. Ma ora potranno uscire dalla clandestinità. E con loro le società che gestiscono i siti Internet. Bwin, la multinazionale austriaca con sede sociale a Gibilterra e sponsor del Milan con spot pubblicitari su Mediaset in prima serata, traslocherà dadi e roulette dal sito .com al sito .it del poker texano. Altrettanto farà il colosso Partygaming, dal suo quartier generale tax free di Gibilterra.
All’ultima fiera del settore, “Enada Primavera” di Rimini, la multinazionale offshore Atlantis World di Saint-Marteen (Antille Olandesi), ha annunciato di “puntare molto sull’online” con nuove versioni di Texas Hold’em e skill games. Betplus, società partner di Atlantis, ha presentato a Rimini una carta di credito emessa in cooperazione con le Poste italiane: “Novità assoluta”, annuncia il sito italiano del gruppo Atlantis, “semplice e sicura” per le transazioni dei clienti finali.
Atlantis è ben radicata in Italia. Fino al suo ingresso a Montecitorio nell’aprile 2008, il rappresentante legale di Atlantis per l’Italia è stato Amedeo Laboccetta: il deputato del Pdl (ex An), compagno di vacanze di Gianfranco Fini a Saint Marteen e rinviato a giudizio per l’affaire bipartisan Romeo della Global service di Napoli, siede oggi nelle commissioni Finanze e Bilancio alla Camera, strategiche per le decisioni in materia di giochi. Coincidenza che non scandalizza neppure il Pd, timido nel criticare il testo sull’Abruzzo: tra gli emendamenti, nessuno attaccava il gioco online. Persino la senatrice Emanuela Baio (Pd), promotrice del disegno di legge 284 a tutela dei malati del gioco ancora in esame a Palazzo Madama, afferma che questa “passione, se affrontata in modo responsabile”, sia “non solo innocua ma uno svago per gli italiani” e “un giro d’affari impressionante per lo Stato”. Ammette però che “è una scelta sbagliata ricostruire con l’azzardo”. L’unico fermo no al “decreto della vergogna che lega gli aquilani ai Gratta e vinci” è del deputato Augusto Di Stanislao dell’Italia dei Valori: “Il Parlamento è stato umiliato, un Governo virtuale scommette sul gioco virtuale. Peggio dei Paesi sudamericani più beceri”.
Eppure, per non scendere al compromesso dello Stato biscazziere sarebbe bastato incassare la colossale evasione fiscale sulle newslot nei bar (i videopoker legalizzati di nuova generazione), calcolata dagli uomini del Gat (il nucleo speciale frodi telematiche della Guardia di finanza) per ordine della Corte dei conti del Lazio: 98 miliardi di euro, un “tesorone” di tre finanziarie, tra imposte mai pagate e penali inapplicate dai Monopoli alle concessionarie. E chi ha evaso? Prima in classifica troviamo Atlantis (31 miliardi) e, in misura ridotta, altre società tra cui Cogetech, Snai e Lottomatica (gruppo editoriale De Agostini), anche loro attive nel gioco online.
Gioco patologico? Per la mutua non esiste
I giochi d’azzardo online sono vietati ai minori di 18 anni. Ma i divieti sono facilmente aggirabili usando codice fiscale e carta di credito dei genitori o degli amici più grandi. “Il 10 per cento dei ragazzi tra 10 e 19 anni gioca almeno tre volte alla settimana -sottolinea Matteo Iori, presidente del Conagga (Coordinamento nazionale gruppi giocatori d’azzardo)-. Il 67 per cento di chi va su Internet ha meno di 29 anni”.
I giocatori patologici bruciano fortune e rovinano rapporti con familiari e amici. Secondo l’Associazione psichiatrica americana la dipendenza dal gioco è una malattia mentale. Ma il nostro sistema sanitario non la riconosce come una patologia. Chi vuole disintossicarsi deve sborsare di tasca propria. “Lo Stato avrebbe il dovere di occuparsene -commenta lo psichiatra Michele Sforza, direttore del Cestep, (Centro per lo studio delle psicopatologie)- ed è responsabile per l’ennesimo varco aperto alla devastazione delle nuove generazioni, già decimate da alcol e droghe”.
TESTO: Barbara Ciolli
Per saperne di più leggi: Gioventù d'azzardo, vincitori e vinti e Per l'Europa la partita più dura











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