Sono frutto del terzo millennio i centri sociali di destra. Il primo, Casa Pound, è nato infatti nel 2003 quando un gruppo di militanti ha occupato un palazzo in via Napoleone III, non lontano da piazza
Vittorio, cuore multietnico della capitale. “A Roma migliaia di famiglie sono vittime della speculazione del mattone -rivendicano i suoi aderenti che alle nostre mail hanno risposto con messaggi collettivi, senza la firma di un portavoce o leader-, vittime di una politica che ha favorito i poteri forti senza mai costruire un solo metro di edilizia pubblica. Per questo, assieme ad alcune famiglie romane senza casa, ci siamo insediati in questo stabile, simbolo di una politica che permette di lasciar vuote le case pur di alzare il prezzo degli affitti e dei mutui”.
Secondo il libro-inchiesta “Bande nere” di Paolo Berizzi, inviato de La Repubblica (vedi intervista a lato), in Italia ci sono circa 200 tra associazioni, circoli e centri sociali di ispirazione fascista. Casa Pound, il cui simbolo è una tartaruga bianca su sfondo nero (la casa in movimento), può essere considerata l’esperienza madre, dalla quale sono nati altri gruppi o centri sociali, che però, fino a ora, non sono riusciti a strutturarsi come invece nel caso dei militanti romani.
“Il progetto di Casa Pound ha funzionato perché si riaggancia a un percorso storico dei gruppi laziali d’ispirazione neofascista -spiega Saverio Ferrari dell’Osservatorio democratico sulle nuove destre-. Nelle borgate romane già negli anni ’60 c’erano sezioni del Movimento sociale italiano (Msi) molto frequentate, impegnate in battaglie a favore degli operai o dei disoccupati. Un retroterra populista e popolare, molto diverso da quello dell’estrema destra del Nord Italia, più reazionaria e squadrista, da cui sono nate esperienze come quella di Cuore Nero a Milano”.
I militanti di Casa Pound hanno lanciato altre Osa (Occupazioni a scopo abitativo) finite spesso con degli sgomberi. Solo due occupazioni hanno per ora resistito: a Roma, in via Monte Bianco, e a Latina, in via XVIII dicembre. “Abbiamo anche fatto numerose azioni di ‘squadrismo mediatico’ per catalizzare l’attenzione sul problema –raccontano ancora da Casa Pound-, come appendere manichini impiccati per tutto il Lazio con la scritta ‘vivevo in affitto’, o assaltare la ‘bolla’ del Grande Fratello, che riduceva il problema casa a un gioco idiota”.
Il nuovo cavallo di battaglia dei neofascisti romani è ora la legge sul mutuo sociale. “Lo Stato, attraverso Regioni e Comuni, si impegna a costruire case popolari -spiegano-, e a rivenderle a prezzo di costo, attraverso un mutuo la cui rata non deve superare il 20 per cento delle entrate familiari. L’acquisto vincola l’inquilino a non rivendere la casa se non all’ente erogante del mutuo”.
Una retorica che ricorda da vicino quella dell’estrema sinistra: “Ma solo in apparenza -precisa Saverio Ferrari-, perché le concezioni di base sono opposte. I neofascisti si definiscono anticapitalisti, antimperialisti e antiborghesi e per loro il potere economico è rappresentato dalla ‘lobby giudaico-massonica’. Inoltre gli attacchi alla globalizzazione, che definiscono mondialismo, sono soprattutto un rifiuto dell’omologazione etnica: le differenze ci sono e ci devono essere, dicono, quindi meglio che ognuno resti nel suo luogo d’origine”. Un principio teorico che trova applicazione nella proposta di legge sul mutuo sociale: “È rigorosamente riservato alle famiglie italiane, perché gli stranieri la casa se la devono trovare nel loro Paese”.
SORPASSO A DESTRA: STESSE BATTAGLIE, FRONTI OPPOSTI
Paolo Berizzi presenta i giovani neofascisti. Scuole, università, tifoserie, siti internet dichiaratamente neonazisti: in Italia il movimentismo di destra è un fenomeno relativamente nuovo, ma in forte diffusione. “Lo dicono i numeri e il clima che si respira nel nostro Paese -dice Paolo Berizzi, inviato de La Repubblica e autore di “Bande nere” (Bompiani, 2009), viaggio alla scoperta delle nuove destre giovanili.
Che clima si respira?
C’è uno spostamento a destra della società, con un radicarsi evidente della destra estrema. E in un Paese governato da un uomo politico che, pur non essendo un duce, incarna l’idea di “uomo solo al comando”, sono molti i giovani attratti da certi modelli. Circa 150mila, secondo la stima che ho riportato nel mio libro, basata sugli exit poll dei giovani sotto i 30 anni che alle ultime elezioni hanno votato uno dei cinque partiti ufficiali della destra (Forza Nuova, Fiamma tricolore, La Destra, Azione sociale, Fronte sociale nazionale).
Chi sono questi militanti?
Il loro identikit è abbastanza liquido. Il “trucidismo” cameratesco tipico dei militanti di qualche anno fa è stato superato, sia nel look che nel modo di porsi e oggi il militante di estrema destra è meno identificabile di un tempo. Si va dal picchiatore che va allo stadio per allenarsi al culto dell’aggressione
(63 gruppi ultrà su 85 sono dichiaratamente di destra), al militante più sofisticato che abbraccia temi alti e organizza dibattiti. Un tratto comune è il vuoto di saperi: una scarsissima parte delle nuove “reclute” conosce la storia e riferimenti culturali del fascismo.
Nel tuo libro affermi che i centri sociali di destra si sono appropriati di alcuni temi classici della sinistra, tra cui l’occupazione abitativa, il mutuo sociale, la lotta contro il caro vita e i poteri bancari. Com’è potuto accadere?
In questi anni i militanti della sinistra riformista e movimentista hanno progressivamente allentato la presa su questi temi: una frenata cavalcata in modo furbo dalla destra sociale giovanile, che ha giocato a clonare i loro modelli. Ma è anche una questione di strategie comunicative.
Cosa intendi?
Facciamo l’esempio di Casa Pound: ha un linguaggio secco e asciutto, di presa forte e immediata, che su temi concreti come i costi scolastici, il caro libri, il caro mense può rappresentare un elemento di fascinazione per i giovani. Negli ultimi la sinistra si è battuta su temi, pur nobilissimi, come la questione palestinese, ma che forse non tutti hanno sentito così vicini alle proprie istanze.










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