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Firmate per Mohamed Ba

Il 31 maggio del 2009 uno sconosciuto l’ha accoltellato mentre aspettava il tram a Milano. È salvo per miracolo, la lama ha sfiorato organi vitali, ma non sa né chi è quell’uomo né perché lo ha fatto. Mohamed Ba, attore, musicista, mediatore culturale senegalese e amico da sempre di Terre di mezzo, è stato probabilmente vittima di un atto di razzismo. Un anno prima un altro senegalese aveva subito un accoltellamento. Entrambi descrivono il feritore come un uomo sui 30 anni, con la testa rasata, alto circa 1 metro e 80. Da circa un mese è partita una petizione, indirizzata al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, perché sia concessa la cittadinanza a Mohamed Ba. Sono già state raccolte 400 firme. “Mi ha fatto molto piacere sapere di questa iniziativa -sottolinea Mohamed-. È il segno che i razzisti sono una minoranza”. Il testo della petizione è sul sito www.change.org

La concessione della cittadinanza sarebbe un modo per “risarcire” Mohamed del torto subito e del fatto che non ha ancora avuto giustizia. Le indagini non hanno portato all’individuazione del colpevole. 

Da tre anni e mezzo Mohamed Ba convive col trauma subito quel giorno: per esempio, ha paura di uscire da solo la sera e prima di fare la doccia è in angoscia perché sa che non potrà fare a meno di guardare la lunga cicatrice sulla pancia. Dall’accoltellamento ha tratto ispirazione per uno spettacolo sul razzismo, “Invisibili, razzismo e xenofobia”, con cui sta girando scuole, oratori e teatri. “Racconto anche di come il popolo africano abbia rifiutato l’odio, nonostante quello che ha subito. Anzi, ha risposto alla risposta alla schiavitù e al razzismo cercando di cambiare le cose”. 

Al suo aggressore ha scritto una lettera (pubblicata sul sito controrazzismo.jimdo.com): “Mi hai lasciato sulla strada mezzo morto, nell’indifferenza totale ma altri italiani mi hanno soccorso, curato, accudito e dato la forza di ripartire. Un giorno ti accorgerai che quello che si è nella vita non è motivo di orgoglio o di vergogna, ma quello che si diventa lo è. Casualmente ci siamo ritrovati ad essere italiani, americani, africani etc… non è stata una scelta.

Ma oggi posso affermare di essermi gradevolmente “italianizzato “ pur sapendo che il tronco d’albero può stare in acqua per secoli, non diventa mai un coccodrillo.

Caro fratello, l’Italia vera è quella col cuore in mano che sa riconoscere nell’altro valori arricchenti”.

Redazione: Dario Paladini, 1.02.013

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