In prima fila
Destini incrociati
Come un messaggio in bottiglia, arriva nella giornata conclusiva di "Destini Incrociati", la testimonianza video del primo laboratorio teatrale approdato sull’Isola di Gorgona.

 

L’isola dell’Arcipelago Toscano è sede,  di una colonia penale modello che si distingue per la possibilità data a tutti i detenuti di poter lavorare e percepire uno stipendio coltivando la terra, allevando animali domestici e praticando l’acquacoltura non intensiva. Un'isola felice nel desolante panorama delle carceri italiane sovraffollate. I detenuti, però, non hanno mai potuto dedicarsi a laboratori artistici. “Per questo motivo abbiamo proposta alla direzione del carcere uno stage teatrale  –racconta Riccardo Vannuccini, regista e autore -: per quattro giorni i reclusi hanno provato a mettere in scena l'Agamennone di Eschilo che narra la nascita del primo tribunale nella storia dell'umanità". Il video racconta le prove, gli sforzi e l'entusiasmo verso un'esperienza mai provata in tanti anni di detenzione. Ora 10 detenuti hanno chiesto di proseguire l'esperienza con un'attività teatrale continua.

Quello di Gorgona apre così la fitta rassegna di video-appunti teatrali che chiudono "Destini incrociati", festival dedicato alle centinaia di esperienze teatrali nelle carceri italiane che si è svolto nelle case circondariali di Sollicciano e Prato, nel Teatro delle Arti di Lastra a Signa e al cinema Odeon di Firenze. I video verranno proiettati a Lastra a Signa, nella mattinata di sabato 22 giugno allo Spedale di Sant’Antonio. Documentano il “dietro le quinte”  dell'intenso e faticoso lavoro dei gruppi teatrali nelle carceri lombarde, toscane e liguri. 

Sarà invece la musica l’elemento caratterizzante della festa finale di Destini Incrociati, grazie ai musicisti reclusi dell’Orkestra Ristretta diretta da Massimo Altomare, al Giardino degli Incontri, spazio verde ricavato tra il cemento della Casa Circondariale di Sollicciano. La stessa struttura carceraria che nei giorni scorsi ha accolto nel suo teatro, centinaia  di persone che hanno affollato gli spettacoli rappresentati dai detenuti. E sono loro che ricordano con poche parole il senso profondo di questa manifestazione “Grazie per non averci dimenticato e per essere venuti a trovarci, qui”.

Testo: Rosy Battaglia, per Redattore Sociale (22.06.012)

 

 

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Probabilmente quando erano liberi non ne avevano mai sentito parlare. Oggi sanno tutto del Re Lear di Shakespeare. Sono i ragazzi degli istituti penali per minori di Palermo, Bologna e Milano, che hanno realizzato un video, "Quel che resta del mio regno", che verrà presentato venerdì 22 giugno nell'ambito del festival del teatro in carcere "Destini incrociati". Rassegna in corso nelle case circondariali di Sollicciano e Prato, al Teatro delle Arti di Lastra a Signa e al cinema Odeon di Firenze. "È un lavoro svolto su un testo classico importante, che sembrerebbe apparentemente distante dai ragazzi - spiega Claudio Collovà, regista ed autore teatrale dal 1997 impegnato all'interno del Carcere Minorile Malaspina di Palermo-. In realtà in quest'opera Shakespeare ci parla di conflitti familiari, delle tensioni che possono scaturire al suo interno e che spesso sono all'origine del disagio giovanile".

"Quel che resta del mio regno" ha coinvolto 25 ragazzi nei laboratori teatrali solo al Carcere Malaspina "e tutti hanno acquisito molte competenze, entrando in contatto con la professionalità del lavoro artistico" sottolinea Collovà. In Italia i minori reclusi sono circa 500. Carenza di fondi e di personale mettono sempre a rischio la sopravvivenza di progetti di rieducazione, dentro e fuori dalle mura. "Alla fine di un laboratorio teatrale, dopo la rappresentazione dello spettacolo, i ragazzi devono quasi elaborare un lutto, perché perdono un loro riferimento, che fuori non troveranno più".

A Palermo ci sono tanti spazi inutilizzati "che una buona amministrazione dovrebbe riqualificare anche pensando alle nuove generazioni -aggiunge il regista siciliano- Per alcuni di loro il teatro ha spalancato le porte ad una nuova vita, perché non offrire loro la possibilità di un futuro diverso?"

A Milano i ragazzi del carcere minorile Cesare Beccaria hanno una chance in più. "Pur nella generale carenza di fondi, abbiamo ricevuto il sostegno, anche dal Comune, ai progetti-ponte con cui riusciamo ad accompagnare i ragazzi dopo la detenzione", racconta Giuseppe Scutellà, direttore artistico dell'Associazione Puntozero. E presto, proprio all'interno del carcere Beccaria prenderà vita un vero e proprio Teatro. Come dire anche i sogni diventano realtà.

 

 

Testo: Rosy Battaglia, per Redattore Sociale (21.06.012)

 

 

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LA PROGRAMMAZIONE DEL 21 GIUGNO
Beckett, Brecht e Shakespeare: il secondo giorno di "Destini incrociati", prima rassegna nazionale di teatro in carcere, è dedicata alla rielaborazione dei classici. Nella mattinata del 21 giugno, infatti, in scena andranno tre compagnie di detenuti "che attraverso il metodo dell'improvvisazione e la riscrittura diventano un vero e proprio collettivo di lavoro", dice Gianfranco Pedullà storico del teatro, direttore del Teatro Popolare d'arte di Prato, partner di Destini Incrociati.

Maniphesta Teatro di Napoli porterà in scena "Becker e Godot", mentre il Teatro popolare d'arte di Prato propone "Santa Giovanna dei Macelli" di Bertold Brecht e il Teatro Metropopolare di Prato si esibisce con Hamlet's Dream.

Da segnalare, poi, l'unico progetto aperto al pubblico della giornata che si terrà al Teatro delle Arti di Lastra a Signa, alle 18.30. Quello dell'Associazione "Voci erranti" che con gli attori provenienti dalla casa di reclusione "R. Morandi" di Saluzzo, guidati dalla regista Grazia Isoardi, si esibiranno nella performance "Allegro ma non troppo". Un lavoro realizzato con i detenuti del Laboratorio teatrale ascoltando musiche sinfoniche, che fa riflettere sulla necessità del confronto con il bello. Così la perfezione delle sonorità classiche di Bach, Mozart, Vivaldi, Chopin, Verdi, Ravel riporta uno spiraglio di luce, là dove la reclusione cancella la dimensione umana.

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Ha senso fare teatro nelle carceri italiane, sovraffollate, in cui c'è una carenza cronica di personale e un aumento dei suicidi? È possibile rispondere all'emarginazione e all'isolamento con la fantasia e l'immaginazione? A queste e altre domande risponde "Destini Incrociati" la prima edizione della rassegna nazionale di Teatro in Carcere, che si terrà dal 20 al 23 giugno in Toscana in diverse "location": le case circondariali di Sollicciano e Prato, il Teatro delle Arti di Lastra a Signa e il cinema Odeon di Firenze.

L'iniziativa è realizzata dal Coordinamento nazionale Teatro in Carcere (nato ad Urbania nel 2011, raccoglie trentacinque compagnie della penisola) e dal Teatro Popolare d'Arte col sostegno della Regione Toscana, che da circa quindici anni investe su questo tipo di esperienze. Ricchissimo il programma, con oltre trenta appuntamenti tra spettacoli, video, mostre e convegni, tutti ad ingresso gratuito. Ha il patrocinio dei ministeri della Giustizia e e dei Beni Culturali e si avvale della collaborazione di Fondazione sistema Toscana. "Ci sembrava giusto documentare le esperienze di teatro in carcere che, da almeno trent'anni, hanno trovato cittadinanza negli istituti di pena italiani, con creazioni spesso originali e che intrecciano vite, persone, istituzioni", ricorda Vito Minoia, presidente del Coordinamento e direttore artistico della rassegna insieme ai critici teatrali Valeria Ottolenghi e Gianfranco Capitta, oltre al filosofo Sergio Givone, neo Assessore alla Cultura del Comune di Firenze.

È un'occasione per raccontare dal vero quei "destini incrociati" che l'arte scenica riesce a collegare, quasi con casualità, come nel romanzo di Italo Calvino, creando occasioni di recupero alla socialità, di redenzione e vera e propria "rinascita" per giovani e anziani reclusi. Tra gli spettacoli in programma, da segnalare sicuramente il Teatro Libero di Rebibbia di Roma (già protagonista del film dei Fratelli Taviani "Cesare deve morire") e l'Accademia della Follia di Trieste, due tra le esperienze più longeve a livello nazionale. Nella sezione video, invece, i lavori provenienti dal carcere minorile Malaspina di Palermo e dal Beccaria di Milano. Per informazioni: www.intoscana.it/teatroincarcere e www.tparte.it.

In Italia un carcere su due può vantare una compagnia teatrale o un gruppo musicale composto da detenuti. Sono infatti 106 su un totale di 206 istituti penitenziari. Teatro e musica dietro le sbarre esistono almeno da trent’anni e sono sempre di più gli operatori e gli esperti che riconoscono la validità di questa esperienza che fonde valori sociali, artisti ed umani. Nel 2011 è nato il  “Coordinamento Nazionale Teatro in Carcere”.

Un fenomeno ampio, unico nella realtà europea per la sua diffusione, eppure allo stesso tempo poco visibile alla società civile. Espressione di  quella visione che crede anche attraverso il  sostegno al teatro ad un carcere rieducativo e non meramente esecutivo della pena. "Circa ottanta compagnie teatrali trovano finanziamenti solo grazie agli enti locali", afferma Vito Minonia, presidente del Coordinamento-. Lavorano su progetti socio-culturali legati al territorio, basandosi soprattutto sul volontariato". 

Le compagnie teatrali in carcere sopravvivono con grandi difficoltà di ordine economico, sia per i continui tagli ai bilanci di Stato e amministrazioni locali sia per le condizioni di sovraffollamento delle carceri italiane. A cui si aggiungono gli imprevisti giornalieri di un attività teatrale “fuori dagli schemi” che pur sostenuta dal Ministero della Giustizia, cozza con le norme di sicurezza che, a volte, impediscono l’uscita degli attori-detenuti all’esterno. Regole che valgono anche per il pubblico, che deve mettere in conto, per tempo, prenotazioni e accurati controlli documenti per vedere uno spettacolo dietro le sbarre “Per questo, durante “Destini Incrociati” oltre la visione all’interno delle Case Circondariali, abbiamo voluto creare un ponte tra dentro e fuori il carcere, appoggiandoci al Teatro delle Arti di Lastra a Signa, almeno per le compagnie che hanno ottenuto i permessi di uscita dal giudice di sorveglianza di turno”.

 

 

Testo: Rosy Battaglia, per Redattore Sociale (20.06.012)

 

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