Le storie
Le città invisibili
TdM n° 036, giugno-luglio 2012 / Parcheggi, ecomostri e ruderi. Ma anche ville, gioielli dell'architettura industriale, palazzi storici. Sono 2 milioni gli edifici abbandonati in Italia. L'intuizione di due trentenni milanesi che li espongono online, in un database, cercando fondi per il recupero.

Parcheggi, ecomostri e ruderi della Seconda guerra mondiale. Ma anche ville, gioielli dell'architettura industriale, palazzi storici. Sono 2 milioni gli edifici abbandonati in Italia, lasciati andare in rovina giorno dopo giorno fino a quando il degrado diventa irreversibile e non resta che abbatterli e ricostruire. Eppure riqualificarli sarebbe la soluzione perfetta all'espansione immobiliare selvaggia e allo scempio ambientale, oltre che, in alcuni casi, alla cronica mancanza di alloggi: ne sono convinti Andrea Sesta e Daniela Galvani, trentenni fondatori di (im)possible living, la prima piattaforma online per creare un database degli edifici abbandonati di tutto il mondo.
Sembra una start up americana, ma è, per fortuna, una bella storia italiana. Lui, ingegnere, lavorava in un'azienda di consulenza informatica, Daniela in uno studio di architettura a Milano. L'idea è venuta per caso, un pomeriggio di due anni fa: "Stavamo guardando in tivù un'intervista di Domenico Finiguerra, allora sindaco di Cassinetta di Lugagnano (Mi), il primo ad approvare un Piano di governo del territorio a crescita zero, che limita l'urbanizzazione al solo recupero dell'esistente". Da qui, l'intuizione di formare un database di edifici abbandonati per trovare potenziali soggetti interessati alla riqualificazione. In mezz'ora hanno ideato il nome e registrato il dominio: era nata (im)possibleliving.com. Un catalogo globale, una wikipedia degli edifici abbandonati, a cui ognuno può dare il proprio contributo inserendo una foto dell'edificio, l'indirizzo e una breve descrizione, anche tramite un'applicazione per Smartphone.
Sul modello della Cascina Cuccagna, edificio seicentesco nel centro di Milano, abbandonato all'incuria e poi diventato polo di attrazione per eventi culturali, l'idea è replicare i casi di successo in diverse situazioni e Paesi, permettendo agli aspiranti riqualificatori di trovare finanziamenti, team di tecnici e professionisti e ricevere assistenza normativa. Da quando il sito è online, dicembre 2011, sono stati mappati 350 edifici in Italia e all'estero. "Siamo nati in inglese e questo ci ha permesso di avere riconoscibilità a livello globale, anche se siamo più concentrati sull'Italia". Le regioni da cui arrivano più segnalazioni sono Lombardia ed Emilia Romagna, ma anche Campania, Lazio, Sicilia, Trentino, Veneto. Mentre nel mondo i più assidui sono spagnoli, irlandesi e inglesi. I casi più eclatanti? "Pensando a edifici abbandonati immaginiamo solo ecomostri, mentre spesso sono edifici storici meravigliosi".
Gioielli di architettura industriale, come l'ex fabbrica Borletti del primo Novecento, in via Tortona a Milano, o il settecentesco Teatro Lirico, progettato dall'architetto Piermarini. A Bologna l'antica chiesa di san Felice e san Niccolò, in Spagna le due bellissime case art nouveau di A Coruña, in Galizia.
Gli obiettivi per la riqualificazione? "I progetti dovranno reggersi sulle proprie gambe, bilanciando valore sociale e attività con introiti economici", con una speciale attenzione alla valorizzazione della storia dell'edificio e alla condivisione con le comunità locali. Per ora il progetto è autofinanziato ma l'obiettivo è valorizzare il patrimonio di dati e renderli interessanti dal punto di vista commerciale per agenzie, studi di architettura e altri soggetti del mercato immobiliare. Da perfetta start up, (im)possible living cerca investitori, anche se i fondatori prediligono soluzioni "partecipate". "Nutriamo forti aspettative su kick starter, il maggiore sito web di crowd funding (finanziamenti dal basso, ndr) -dice Andrea-. Alcuni progetti hanno raccolto anche 1 milione di euro. E il nostro tema sarebbe perfetto".

 

Testo: Michela Gelati

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