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Genitori denunciano la Gelmini

Ha un’anima multietnica e un intero quartiere che la sostiene. Ma a decidere se la scuola elementare di via Paravia dovrà chiudere o meno spetta al Tribunale di Milano, dopo che 15 famiglie hanno denunciato per discriminazione il ministro Gelmini e l’Ufficio scolastico provinciale. Quest’anno alla prima classe si sono iscritti 17 bambini: ben 15 sono stranieri, ma tra questi solo due sono nati all’estero. Motivo comunque sufficiente per l’Ufficio scolastico provinciale per chiudere la scuola, in quanto si supera la fatidica soglia del 30% di alunni non italiani stabilita dal ministro con una circolare nel 2010. Secondo i legali Alberto Guariso e Livio Neri, la presenza di bambini stranieri in una classe non è una ragione valida per chiudere la scuola. Del resto, la maggior parte, essendo nata in Italia, ha frequentato la scuola materna e sa l’italiano.

“Il Comune di Milano salvi la scuola elementare di via Paravia”. È l’appello dei genitori e degli insegnanti dell’istituto. “L’amministrazione cittadina non ha mai fatto un sopralluogo, né si è espressa in via ufficiale nonostante le sollecitazioni”, dice Domenico Morfino, membro del Consiglio di circolo del comprensorio “Lombardo Radice”, di cui fa parte la scuola a rischio di estinzione. “Se la classe prima non partirà, occuperò l’edificio insieme ai genitori”, incalza Domenico. Ma dietro al provvedimento si nasconderebbe tutto un altro piano: i tagli economici. “Giuseppe Petralia, il dirigente dell’Ufficio scolastico provinciale, -rivela Domenico – durante un incontro con me e Diana De Marchi, consigliera provinciale del Pd, ha chiarito che la volontà di fare saltare questa scuola è dettata da un’esigenza di risparmio”. 

Eppure, la scuola di via Paravia non è un ghetto. Nell’anno scolastico 2010/2011 gli iscritti sono stati 96. Di questi, 83 erano stranieri, “ma soltanto nove bambini non parlavano l’italiano”, dichiara la maestra Anita Labò. Nessun problema, però: la scuola coltiva da anni 18 progetti mirati all’integrazione. Tra questi, un laboratorio linguistico di italiano e un supporto didattico in orario extrascolastico. Fiore all’occhiello della scuola è la biblioteca multilingue e interculturale, “che lo scorso anno –sottolinea Anita- ha vinto il primo premio per le buone pratiche di letture dell’Ufficio scolastico regionale”. E poi: un corso interculturale di musica, educazione civica e lo studio della Costituzione italiana, corsi di lingua straniera. “Qui non soltanto si integrano gli italiani con gli stranieri, ma gli stranieri tra di loro”, afferma Anita.

TESTO: Chiara Daina per l’agenzia Redattore sociale

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