Alternative possibili
S.O.S. seconda vita
Gli artigiani di San Salvario, a Torino, invadono bar e locali per salvare gli oggetti ormai inutili. E il loro lavoro.

Accade una sera di chiedere a un amico di uscire per andare a prendere un aperitivo e mentre sorseggi il tuo bicchiere di vino, cominci a distrarti e ad allungare gli occhi sul tavolino accanto. Un piccolo nugolo di persone non sta seduto a bere bensì è lì che impugna forbici e pennelli, estrae colla e rotolini della carta igienica da una borsa e utilizza il tavolino come una superficie di lavoro.
Milena, con aria esperta e sicura, seleziona gli strumenti utili tra quelli a disposizione e inizia a illustrare le mosse da fare, mentre il suo gruppo di anomali allievi la guarda ammirato. Prende un rotolino e lo divide in tre cilindri uguali, li colora e poi li incastra uno dentro altro in modo da comporre una sfera. A quel punto, attacca un filamento colorato a un estremo e voilà. Il classico rotolo destinato alla spazzatura diventa una piccola decorazione per la casa.

Nella vita, Milena Maiorano è abituata a fare della materia ciò che la sua creatività le suggerisce. Da quando ha deciso di abbandonare il lavoro di restauratrice, si è affidata alla cartapesta, alla terra, al metallo e alla resina che utilizza per riciclare oggetti di uso quotidiano, lavorando e colorando le superfici in maniera inedita.
Milena si considera ormai una veterana, rispetto ai giovani designer e artisti del "riciclo", che nel quartiere di San Salvario, sono sempre più numerosi. Proprio loro sono i protagonisti del progetto "Ri.Nuovi. La seconda vita degli oggetti" che fino a marzo vede i locali della zona fare da scenografia a dieci differenti workshop che settimana dopo settimana invitano le persone a mettersi alla prova con legno, gomma, carta, plastica e altri materiali recuperati dalle "cose vecchie", per progettare altrettanti prodotti "praticamente nuovi", da utilizzare come arredo urbano nel quartiere.

"Il nostro obiettivo è portare le persone a pensare il riuso in un modo diverso -spiega Antonio Castagna di ManaManà, associazione che insieme a Bazura e allo studio di progettazione Todo modo ha ideato l'iniziativa-: come un'occasione per rifunzionalizzare gli oggetti e donare loro una nuova bellezza". Una pratica quotidiana per gente come Milena che, dal canto suo, è riuscita a fare di un'ispirazione un laboratorio artigianale. Così è successo a Francesco Curletti, designer e autore di lampade derivate da resine e gomme.
Arcangelo Favata, invece, "artigiano-insegnante", aveva di fronte a sé una carriera da professore, ma i tagli alla scuola lo hanno costretto a ripensare al futuro e a far cambiare rotta al suo talento che ora dedica alla composizione di creazioni originali, realizzate con pezzi di legno e mobili trovati per la strada. "Il problema è che devo fare tutto nella mia soffitta", dice. "Con Ri.Nuovi proviamo a dare dignità all'operato di questa gente -prosegue Antonio- e soprattutto troviamo insieme agli artigiani gli strumenti per attrarre l'attenzione delle istituzioni e delle associazioni di categoria che al momento non si dimostrano sensibili a un fenomeno in continua crescita".

Dopo i workshop, in primavera, il progetto proseguirà con una serie di focus group mirati, durante i quali far emergere le difficoltà del mestiere e le possibilità di sviluppo. Ma sarà emesso anche un bando di concorso per premiare il progetto che meglio esprime l'idea di recupero di un oggetto inutile. Il tutto si completerà a maggio con una grande fiera mercato che permetterà ad artigiani e cittadini di incontrarsi e conoscersi. Per rimanere aggiornati sulle prossime date di Ri.Nuovi, è possibile consultare la pagina Facebook e il sito manamana.it.

Testo di Pamela Pelatelli

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