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Il digiuno dei precari
Dopo Palermo, Roma e altre città, anche a Milano lo sciopero della fame dei docenti per protestare contro la riforma della scuola.

Cristina Virardi, Davide Bondesan, Alessandro Risi e Miriam Petruzzelli (nella foto sotto, ndr) sono i quattro docenti del Movimento scuola precaria che questa mattina a Milano hanno iniziato uno sciopero della fame per protestare contro i tagli alla scuola della riforma Gelmini (legge 133/2008). Trentenni, laurea e abilitazione in tasca, dopo anni di precariato non sanno ancora se quest'anno potranno insegnare in una scuola, a 12 giorni dallo squillo della prima campanella dell'anno scolastico. Per questo hanno deciso di astenersi dal cibo per tre giorni, sull'esempio dei loro colleghi di Palermo, Taranto, Roma e Benevento, che in alcuni casi stanno portando avanti lo sciopero a oltranza. Gli scioperanti milanesi berranno solo acqua e dormiranno in due tende allestite sull'erba dello spartitraffico davanti al Provveditorato agli studi, in via Ripamonti 85, in compagnia dei moscerini che infestano l'area.

"Nonostante sia abilitato da sei anni, da quattro sono stato escluso dalla graduatoria per un ritardo nella consegna dei documenti e non posso fare ricorso” dice Alessandro Risi, docente di Lettere e filosofia, scioperante e insegnante precario nelle scuole secondarie di Milano e provincia. “Spero nelle graduatorie di istituto”, dice. Intanto sciopera e e distribuisce copie del suo “Appello in difesa della scuola pubblica italiana, della libertà d'insegnamento e della buona scuola” a cui aderiscono, dice, anche Cub e Cgil. “È un appello in tre punti: laicità, lotta allo sfruttamento degli insegnanti anche di ruolo e lavoro per una scuola pubblica aperta e unica”, spiega Alessandro Risi.

 

 

“Le rivendicazioni precarie sono le stesse da Palermo a Milano -precisa Claudio Nicrosini, insegnante di sostegno che aderisce al movimento, per ora senza digiunare-: bisogna ridefinire la scuola pubblica e statale, assicurare una qualità uniforme su scala nazionale non solo a Milano ma anche a Venezia, Palermo e Catania. Vogliamo che i tagli della legge 133 vengano tolti, che i finanziamenti alla scuola pubblica siano ripristinati. Le nomine, poi, non stanno avvenendo in modo trasparente, le cattedre non sono segnalate e, nonostante il numero di allievi bisognosi di sostegno sia in aumento, il numero di insegnanti di sostegno diminuisce. Infine, vogliamo che si apra un tavolo perché le persone che perdono il posto non siano ricollocate a scuola con sussidio di disoccupazione, come successo l'anno scorso. I precari non possono difendersi da soli perché la scuola è pubblica e ci aspettiamo che la sfida sia raccolta anche da insegnanti di ruolo e genitori”. Anche per questo, il Movimento scuola precaria proporrà a sindacati e altri interlocutori una manifestazione nazionale per sabato 11 settembre, a ridosso dell'inizio della scuola, fissato per il 13 settembre in 10 regioni tra cui Lombardia, Lazio, Piemonte e Veneto, anticipate solo dal Trentino Alto Adige (9 settembre).

“La nostra precarietà non è solo lavorativa, ma esistenziale -aggiunge Lorenzo Pinardi, un altro insegnante presente al presidio-. Io sono precario da tre anni e siamo qui sotto il Provveditorato ad aspettare il lavoro, come i braccianti. Intanto, come si diceva una volta, 'beviamo il sangue dei nostri padri', cioè campiamo sulle spalle dei nostri genitori senza poter elaborare un nostro progetto di vita”.

TESTO E FOTO: Andrea Rottini per l'agenzia Redattore sociale

 

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