Certe volte è questione di sfiga. E l'unico modo per superarla è riderci su. Fatevelo dire da una donna che ne ha passate alcune, ne ha viste tante, le ha anche disegnate e, adesso, con buona pace dei profeti di sventure, riesce a fare giocare tutta l'Italia ad "Amori sfigati". Chiara Rapaccini, in arte Rap, non poteva immaginarsi cosa avrebbe scatenato, quando la casa editrice Salani ha diffuso i soggetti di una sua mostra, "Lovstori", che ha fatto il giro del mondo, trasformandola in un mazzo di carte. In tutta Italia, dai circoli Arci alle osterie, dai supermercati alle case private, fioccano serate a tema, in cui ognuno pesca dal mazzo una carta e comincia a raccontare la sua personale declinazione della sfiga d'amore: lei mi ha abbandonato, lui era innamorato di un'altra, lei mi considerava solo un amico, mio marito ha l'amante, mia moglie ha un'altra (sì, proprio un'altrA), e via sfigando...
Le carte, belle, colorate, con il tratto inconfondibile di Rap, fanno sorridere appena le prendi in mano. Niente a che vedere con i tarocchi. "Mi sono sempre ispirata ai santini, agli ex voto", confessa l'illustratrice. Un modo diverso per pregare la sorte affinché ci faccia trovare l'amore della nostra vita? "Molto di più, funziona anche come terapia di gruppo -sorride Chiara-. Del resto, questo era solo un escamotage, il mio modo tutto personale per guarire da un amore finito (con il regista Mario Monicelli, ndr). Sono abituata a ironizzare. Poi, se a una sana risata aggiungi il mal comune mezzo gaudio, ci si sente più sollevati".
Ma non è difficile far dell'ironia, quando finisce un amore? La Rapaccini fa l'avvocato del diavolo: "Si dice che le donne non abbiamo il senso dello humour. Ma non è così vero. Dobbiamo smetterla di sentirci depositarie delle sfortune del mondo". Cambiare rotta emotiva, allora, si può. "Ho sempre avuto un idolo -racconta Rap-: Claire Bretecher, una grande disegnatrice francese, nata negli anni Quaranta. Bella e donna, metteva a disagio gli uomini con la sua ironia. Con un graffio di penna e un sorriso fustigava mezza società francese".
"Lovstori" è nato così, dall'idea di non scrivere il solito libro: "Per raccontare come è andato a pezzi un amore -spiega Chiara Rapaccini-, meglio fare un libro in pezzi che scrivere un volume intero". Chi invece è riuscito a ricomporre i suoi, di pezzi, quando ormai non ci sperava più, è Giuseppe Carlotti, 36enne romano, autore di "Klito", libro contestatissimo. Il suo personaggio, un bamboccione incattivito dalla società della competizione e spaventato da certe donne-mantidi religiose, progetta un piano per eliminare l'altra metà del cielo dal pianeta e risolvere il problema della procreazione alla radice. Carlotti è stato accusato di essere "misogino, violento, fallocratico, maniaco, paranoico, psicopatico". "A me piace ragionare per provocazioni e paradossi, soprattutto se si parla di amore", ammette. Non solo. Carlotti ha anche raccontato quali mostri albergano in noi se non ci abbandoniamo all'amore. E, a forza di ripeterlo, ha pure trovato la sua dolce metà: "L'amore di mia moglie mi ha salvato. E adesso abbiamo anche un figlio".
Perché, fare un figlio, in tempi di amori sfigati, per Carlotti è la provocazione più grande. "La generazione dei trentenni è spacciata. Ha ricevuto dai peterpan cinquantenni delle consegne precise e le ha rispettate: consumate, divertitevi e non fate figli, sarete felici" precisa lo scrittore. Nulla di più sbagliato: "Se c'è un modello di infelicità è proprio quello delle single di ‘Sex and the city': streghe ululanti che si farebbero bruciare per una borsetta".
Donne senza gonne ma con troppi accessori, insomma. Carlotti fa un'analisi impietosa: "In questa società, le donne, a forza di prendere calci, hanno detto: sai che c'è? Adesso facciamo gli uomini". Risultato: dal sistema latineggiante del vitellone, siamo passati all'impotenza del guardone. "Ormai sei così spaventato da bellezze eclatanti e sicure, e sei così circondato da riferimenti sessuali in tutto quello che consumi, che non hai più il coraggio di aprire bocca e comportarti serenamente" scherza Giuseppe Carlotti, che subito torna serio: "Il maschio è represso sessualmente, e la repressione sessuale scatena la violenza. Perché, se non riesci ad avere qualcosa che non puoi permetterti di avere, puoi possederla solo distruggendola". Banalmente, ecco spiegata l'incomunicabilità tra i sessi e il paradosso delle aggressioni che sfociano in delitto, come ci insegna la cronaca di (quasi) tutti i giorni.
Giuseppe Carlotti punta il dito sulle menzogne della storia, della società, della tivù, dell'economia e del quotidiano. "Ma l'amore è l'unica cosa che si salva, l'unica verità", capitola. Anche se è un amore sfigato? Chiara Rapaccini non ha dubbi: "Bello ma infelice per costituzione: l'amore è così. Ma sai che pizza senza un minimo di sfiga".
TESTO DI LAURA SILVIA BTTAGLIA
Chiara Rapaccini (detta Rap)
Nata a Firenze, vive a Roma. Scrive e illustra libri per ragazzi per le maggiori testate e case editrici italiane, disegna cartoni animati per la televisione e per il cinema. Per Magazzini Salani ha appena pubblicato "Lovstori", una scatola di 50 santini sugli "amori sfigati", nata da una mostra alla galleria Tricromia di Roma, che è approdata anche a Parigi e New York.
Giuseppe Carlotti
È nato a Roma nel 1974. Dopo la laurea in Giurisprudenza, dal 1999 al 2004 lavora in alcune multinazionali, fino a ricoprire la carica di responsabile marketing operativo per una holding informatica. Scrive dall'età di 6 anni. Il suo primo romanzo "Klito" (Fazi editore, 2005) ha venduto più di 10mila copie. Nel 2008 è uscito "Non sono un bamboccione" (Fazi, 2008).











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