Alternative possibili
Plastiche ossessioni
Un materiale dalla doppia vita: piccola storia del “pivici” che un giorno si scoprì oggetto di culto.

Si scrive pvc, si pronuncia "pivici", si chiama "cloruro di polivinile". Se alzate gli occhi al cielo, nelle grandi città, attaccati ai pali della luce o in mezzo alla strada, lo vedrete ben esposto: sì, perché con questo materiale si fanno i gonfaloni pubblicitari. Ma "Pivviccì" è anche il nome di una piccola e promettente impresa fondata lo scorso dicembre a Palermo da due giovani architetti, Francesco Lucia e Giuseppe Rogato, che hanno deciso di dare lunga vita a questo tipo di plastica. Borse, cinture, scarpe, coppole e persino poltrone: ogni oggetto diventa, nelle mani dei due designer, un pezzo unico.

Una bella rivincita nella società dei consumi "usa e getta", dove il pvc dei gonfaloni, dopo i 15 canonici giorni di esposizione, viene ritirato e diventa "rifiuto speciale", altamente inquinante se non viene smaltito in modo opportuno: nella sua molecola, infatti, è presente il cloro che, una volta bruciato, libera diossina. "Non possiamo cambiare il sistema, ma possiamo offrire una valida alternativa allo smaltimento in discarica, soprattutto in una città come la nostra dove la raccolta differenziata è inchiodata al 4 per cento e alcune aziende arrivano a produrre più di 800 gonfaloni al mese -spiegano Francesco e Giuseppe-. L'utilità del pvc è circoscritta al tempo di una campagna promozionale. Il nostro progetto, invece, intende rivalutare il lavoro artigianale e mostrare applicazioni pratiche econcrete dei materiali riciclabili".

Amici da anni, dopo alcuni lavori insieme su progetti di grafica pubblicitaria, i due decidono di lanciarsi in questa impresa, andando a bussare alle porte di decine di maestranze locali. "Non si può fare, continuavano a ripeterci. E noi a insistere, forti degli esempi visti durante i nostri viaggi in Nord Europa dove l'ecologia non è un sogno", dice Francesco, mentre Giuseppe, laureato con una tesi sul declino urbano e con all'attivo numerose ricerche fotografiche sulle fabbriche dismesse, ricorda lo scetticismo iniziale di alcuni clienti, "come se riciclato volesse dire sporco". "Invece il pvc è un ottimo materiale -ribatte Francesco-, è termoplastico, cioè resistente al calore: inizialmente si deforma per poi tornare alle sue dimensioni e caratteristiche originarie.

È l'ideale per realizzare accessori o sedute, come i pouf, interamente imbottiti con materiale di scarto, comodissimi e in grado di dare carattere all'arredamento di una casa". Adesso sono tutti pazzi per il pvc, per quella grafica colorata e lucida, "ideale da riciclare nel suo formato 1,40x2 e ottima per ridare vita alla vecchia poltrona della nonna, da realizzare secondo i gusti del cliente", dicono in coro. Ad assisterli, bravissimi artigiani, borsettifici e tappezzieri che hanno creduto nel loro sogno "e che hanno deciso di rischiare, come pochi in quest'isola fanno", aggiunge Giuseppe.

I prezzi vanno dai 15 euro in su, ma per le poltrone, ad esempio, si può richiedere un preventivo su misura. Per trovarli è sufficiente andare sul loro sito, dove è possibile vedere e acquistare i prodotti o contattare i due designer. I successi non sono mancati, dalle esposizioni temporanee nelle fiere in giro per l'Italia, alla vendita nella bottega di Libera a Palermo. A luglio i due designer inaugureranno il primo negozio Pivviccì in provincia di Messina, a Capo d'Orlando, ma il sogno nel cassetto è di "avviare un franchising", confessa Francesco. E chissà che questa volta qualcuno non risponda: "Si può fare".

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