Napoli, corso Meridionale, le nove di sera. I primi che incrociamo sono tre ragazzini ben vestiti, sbarbati, puliti. Salutano ma non si avvicinano: si dirigono in stazione dove a quell'ora c'è la mensa della Caritas. Sono rom, e nessuno direbbe che fanno i marchettari, neanche chi li guarda con occhio più attento, abituato a riconoscere il disagio. Perché loro non sono vistosi come i transessuali o le prostitute, ed è forse un marchio quello che manca ai ragazzi che ogni giorno si prostituiscono nel triangolo tra piazza Garibaldi, la stazione centrale e il centro direzionale. Ed è qui che ci fermiamo con il camper del progetto "Io": da un anno intercetta i giovani prostituti per aiutarli nella prevenzione sanitaria e indirizzarli a un centro di accoglienza dove possono fare la doccia, rilassarsi, confrontarsi con gli operatori. A bordo sono con Luca, Carlo (che fa anche da autista) e Zaami, il mediatore culturale.
In un paio d'ore vedo un ragazzo ogni 30 metri, più o meno. Sono circa trecento quelli incrociati in un anno. E non sono certo tutti, perché, stando a quanto raccontano gli operatori, una parte dei marchettari non si vende in strada, ma aggancia i clienti al telefono, su internet, nei cinema porno o per altri canali, compresi quelli classici della prostituzione femminile, come gli annunci sui giornali o le saune. Alcuni, poi, si prostituiscono solo occasionalmente.
Al corso Meridionale i clienti arrivano di frequente, contrattano poco, caricano i ragazzi e vanno via. A volte vengono pure in motorino, anche se in un paio d'ore io vedo arrivare solo macchinoni, e mi chiedo chi ci possa mai essere dentro. "Sono medici, avvocati, anche preti", mi dicono gli operatori, riportando quanto riferiscono i giovani professionisti del sesso. Che si avvicinano al camper, quasi sempre in gruppi di due-tre, per bere una tazza di tè caldo e chiedere i preservativi. Hanno tra i 16 e i 24 anni, sono romeni, bulgari, tunisini, marocchini e anche italiani, tra cui studenti che arrotondano sulla strada per mantenersi all'università. Al centro direzionale si nascondono i maghrebini, senza permesso di soggiorno, che si prostituiscono prevalentemente per necessità. Ma moltissimi marchettari sono rom, e a volte si prostituiscono intere famiglie, come ci spiega Luca: "Ci sono casi di marito, moglie, fratello e sorella che scendono in strada per necessità o per guadagnare soldi più facili e per loro, paradossalmente, meno umilianti rispetto a quelli delle attività al semaforo o del riciclo di rifiuti". Così possono essere sempre puliti e ben vestiti: "Una marchetta di 10 minuti rende più di un'intera giornata al semaforo".
Il prezzo della prestazione varia da cliente a cliente e a seconda del "servizio": in media, dai 20 ai 40 euro, ma ci sono ragazzi che si svendono per cinque euro e altri che hanno professionalizzato la prostituzione fino a guadagnare 700 euro alla settimana.
Fare "il passivo" fa guadagnare di più, ma affermarlo sarebbe come dichiarare di essere gay. "E nessuno di loro ammette di essere omosessuale -spiega Zaami-, soprattutto i maghrebini, che negano anche l'evidenza". Forse è per questo che non si avvicinano al camper quando vedono qualche estraneo o una donna, come me.
I marchettari non parlano della loro attività con facilità e disinvoltura, almeno all'inizio. E con gli operatori preferiscono chiacchierare d'altro. "Anche se a volte ci raccontano le loro storie e per noi è difficile non essere coinvolti dal punto di vista umano", ci dice Carlo, da dieci anni operatore di strada. Con lui e con gli altri si ferma anche una prostituta ucraina, che divide la strada con i marchettari ma ha molti meno clienti.
Né lei né i ragazzi hanno protettori e la camorra si fa vedere ogni tanto per marcare il territorio. È solo allora che la polizia interviene, ma in modo blando. Quasi a dire che sulle strade di Napoli c'è posto per tutti.
TESTO DI IDA PALISI
Per saperne di più, leggi "Gli amici (veri) arrivano in camper"



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