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L'Italia che gioca
I massimi esponenti della dipendenza da gioco lanciano l'allarme. Nel 2008 spesi 47,5 miliardi di euro (790 euro pro capite). Mentre diminuiscono le entrate per l’erario.

Il gioco d’azzardo sta cambiando l’Italia. E' questa una considerazione e, nel contempo, il titolo di un documento promosso dal Conagga (Coordinamento nazionale Gruppi per giocatori d’azzardo), associazione Centro sociale Papa Giovanni XXIII, And (Azzardo e nuove dipendenze), Alea e dai massimi esperti italiani sulla dipendenza da gioco d’azzardo. Hanno aderito anche il Cnca e numerosi psicologi e psichiatri.
Inviato alle autorità di Governo, ai rappresentanti politici, ai professionisti delle dipendenze, ai presidenti delle organizzazioni e dei coordinamenti del Terzo Settore, il documento non è una semplice richiesta di sostegno per aiutare coloro che si trovano in stato di dipendenza patologica dal gioco, “ma è una riflessione ricca di dati, sulla problematica del gioco d’azzardo per le importantissime e forse sorprendenti connessioni economiche, sociali e politiche legate a questo problema
 
Alcuni dati. “L’Italia, alla fine del 2004, si collocava al 3º posto fra i paesi che giocano di più al mondo, preceduta solo da Giappone e Regno Unito; già allora il mercato italiano rappresentava il 9% di quello mondiale e analizzando la spesa pro-capite, l’Italia già nel 2004 aveva il primato mondiale con oltre 500 euro a persona. Nel 2008 la spesa procapite è salita a oltre 790 euro annui per ogni italiano e in regioni quali Sicilia, Campania, Sardegna e Abruzzo le famiglie investono in gioco d’azzardo il 6,5% del proprio reddito”.
Continua il documento: “A fronte di un’evidente contrazione dei consumi familiari, cresce la voglia di giocare nella speranza del colpo di fortuna. La spesa in Italia per il gioco d’azzardo passa dai 14,3 miliardi di euro incassati nel 2000, ai 18 del 2002, ai 23,1 raccolti nel 2004, ai 28 nel 2005, ai 35,2 miliardi di euro nel 2006, ai 42,2 miliardi nel 2007, agli oltre 47,5 miliardi del 2008 (fonte Amms – Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stato)”.

Come fatturato quella dei giochi d’azzardo è la 3° industria in Italia dopo Eni e Fiat (fonte Mediobanca, ottobre 2008). Sempre secondo le associazioni, la maggior causa di ricorso a debiti e/o usura in Italia è da attribuire all’azzardo. E a fronte di un maggiore volume di gioco in Italia di 12,2 miliardi di euro dal 2004 al 2006, le entrate per l’erario sono diminuite da 7,3 a 6,7 miliardi di euro.

I giocatori patologici. Si legge nel documento: “Da sempre il gioco d’azzardo è diffusissimo in Italia ma coinvolge maggiormente determinate categorie di persone: le fasce più deboli. Nel gioco investe di più chi ha un reddito inferiore: giocano il 47% degli indigenti, il 56% degli appartenenti al ceto medio-basso, il 66% dei disoccupati. Gioco d’azzardo non significa per forza gioco patologico; la stragrande maggioranza dei giocatori non ha nessun problema, ma le ricerche internazionali condotte per accertare il numero di giocatori patologici stimano dall’1 al 3% (a seconda che siano calcolati sull’arco della vita o sull’ultimo anno) la popolazione vittima del gioco patologico: in Italia ciò equivale a 700 mila persone in ‘età di gioco’. È interessante notare che le ricerche esistenti, fatte in Inghilterra, Spagna, Nuova Zelanda, Canada, Usa, riportano in modo concorde tutte gli stessi risultati percentuali. In aggiunta, tutte le ricerche dimostrano che la maggior quantità di giochi a disposizione è direttamente proporzionale a un aumento del numero di popolazione che perde il controllo del gioco e che diviene giocatore problematico o patologico. In Italia scarseggiano ricerche che indaghino in modo sistematico questi fenomeni”.

Il ruolo della politica. Per le associazioni firmatarie del documento, “il trend di crescita del gioco autorizzato nel nostro Paese è sicuramente attribuibile anche agli impulsi generati dalle manovre economiche. Non c’è stato anno, infatti, in cui l’Esecutivo non abbia introdotto nuove offerte di gioco d’azzardo pubblico…”. Di fatto, si è passati dalle 3 occasioni di gioco autorizzato alla settimana degli inizi degli anni 90 (totocalcio, lotto e scommesse ippiche), alle oltre 20 occasioni di gioco attuali (15 possibilità settimanali, più gratta e vinci, sale bingo (242), slot machine (con circa 200.000 apparecchi diffusi in tutto il territorio nazionale), sale scommesse (1.400), poker on line...
Ma al di là di incamerare i miliardi di euro che provengono dal gioco, lo Stato non ha fatto praticamente nulla. Si afferma infatti: “L’attenzione alle conseguenze negative che possono derivare dall’ampliamento del fenomeno del gioco d’azzardo, ha prodotto soltanto l’approvazione da parte del Senato del precedente Governo di un ordine del giorno che impegnava il Governo a ‘destinare parte dei proventi derivanti dalla raccolta conseguente ai giochi e alle scommesse ad appositi capitoli di spesa dello stato di previsione del Ministero dell’Istruzione per la realizzazione di campagne di informazione e di educazione dei giovani’. In concreto questo fondo di 100 mila euro per l’anno 2007 (suddiviso per i 6.500 Istituti Superiori a cui doveva andare) comportava un budget complessivo di 15,30 euro per attivare politiche di prevenzione e informazione in ogni istituto scolastico”.

Copyright: agenzia Redattore sociale.


Per saperne di più leggi l'inchiesta di Terre di mezzo -street magazine "Lo stato croupier"

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