Frattura insanabile tra Rosarno e gli immigrati. Sono le parole più frequenti fuori dal municipio della cittadina calabrese. Sul piazzale antistante una folla di alcune centinaia di rosarnesi si è radunata nelle ultime ore, per protestare contro le violenze che hanno devastato la città per tutta le notte scorse e nelle prime ore della mattinata. Un cordone di agenti di polizia in tenuta antisommossa blocca l’ingresso del municipio; davanti a loro una folla di cittadini inferociti cher grida “vergogna, bastardi” all’indirizzo del palazzo della città, dove non c’è una giunta perché il comune è stato sciolto per mafia e commissariato.
Il commissario prefettizio Domenico Bagnato è uscito per alcuni minuti parlando al megafono ai cittadini, ma è stato interrotto dalla pressione dei manifestanti e costretto a rientrare. “Stamattina mi sono incontrato con molti di voi e sto coinvolgendo le istituzione dello Stato; – aveva detto Bagnato alla folla – il prefetto ha convocato un comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica per risolvere la situazione”. A questo punto la folla, tra cui molte donne, ha cominciato a urlare “via, via”, manifestando l’intenzione di allontanare tutti gli stranieri dalla Piana di Gioia Tauro.
“La città di Rosarno deve essere liberata da questo flusso d’immigrati, che non può essere tollerato dalle capacità lavorative dell’area”, ha detto Vincenzo Falleti, del comitato spontaneo di cittadini, nato dopo la notte travagliata subita dalla città. “Durante la notte Rosarno è stata devasta, dopo che per anni ha accolto con coperte, vestiti, cibo e solidarietà grazie alle varie associazioni. – ha continuato Falleti – Siamo arrabbiati perché le istituzioni e i media dicono che siamo razzisti e mafiosi”.
Molte delle donne che protestano davanti al municipio raccontano di essere bloccate per tre ore nei supermercati mentre fuori infuriava la rivolta degli africani. “Mi davano sprangate alla porta”, racconta un’altra. “La comunità è esasperata, si è rotto l’equilibrio tra Rosarno e gli immigrati”: sono le parole ripetute frequentemente dal comitato di cittadini. Tra loro anche ragazzini che alla notizia dei linciaggi di africani per le strade affermano: “Hanno fatto bene, li devono bruciare vivi”.
Ma tra le persone che protestano davanti al Municipio c’è anche chi esprime comunque solidarietà agli africani feriti ieri con le pistole ad aria compressa, pur condannando la rivolta violenta che ne è seguita. “Andate a vedere anche i feriti rosarnesi – dice Francesco Cimato del circolo di Rifondazione comunista - Io ho difeso gli stranieri quando l’anno scorso avevano attuato una protesta pacifica; se avessero fatto una manifestazione democratica il paese sarebbe stato con loro. Ma ora vorrei chiedere al commissario: chi paga questi danni? Possiamo avere un risarcimento per le centinaia di auto private e le decine di negozi distrutti”.
"Bando ai buonismi e alle cose non dette: in Italia esiste la schiavitu'". Cosi' Fare futuro webmagazine, il periodico online della fondazione Farefuturo presieduta da Gianfranco Fini, commenta la rivolta degli immigrati in corso a Rosarno in Calabria. "Questo piccolo lembo di Calabria- continua l'articolo- ospita ben cinquemila extracomunitari, che ne fanno, secondo un rapporto di Medici senza frontiere, la terza zona in Italia per densita' di stranieri in rapporto alla popolazione residente dopo Napoli e Foggia. Ventitre' nazionalita' diverse per un popolo di disperati che affolla le campagne. Raccolgono agrumi e pomodori, gli immigrati di Rosarno, svolgendo un lavoro massacrante che gli italiani non vogliono piu' fare". E lo svolge in condizioni che, dice il periodico online, vanno "ben al di la' del limite accettabile in un paese civile. Una giornata lavorativa dura molte ore, troppe. E il compenso non supera mai i 20 euro". E dopo il lavoro si torna a casa o, meglio, "in capannoni industriali in disuso, senza materassi, acqua, luce e gas. Ne' servizi igienici".
La "schiavitù degli africani di Rosarno è un problema che va affrontato con decisione- continua il periodico legato a Fini- Perché in uno Stato civile, moderno e democratico, non si può tollerare che migliaia di persone vivano nell'indigenza più totale, senza il minimo di dignita' che dovrebbe essere garantita non tanto da leggi, fondi pubblici o piani di integrazione, quanto dalla civiltà di ognuno di noi".
Per saperne di più guarda il video "La città di cartone", guarda la photogallery "Rosarno un anno dopo" e leggi il reportage di Gabriele del Grande
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