Le storie
Il sogno del medico banchiere
Per finanziare il suo progetto sanitario in Cameroun Francis Sietchiping Nzepa, si è iscritto alla Bocconi e ha fondato una banca.

Ti pago l’università solo se fai medicina”. Più perentorio di così suo padre non poteva essere. Ma oggi, Francis Sietchiping Nzepa, nato in Camerun 36 anni fa in una famiglia relativamente benestante con altri nove fratelli e un padre infermiere, ricorda con gratitudine quella specie di imposizione: “Ha scelto lui per me, ora devo ammettere che aveva visto giusto”.
Il papà, però, non avrebbe immaginato che Francis, dopo la laurea in medicina con il massimo dei voti e la specializzazione in gastroenterologia a Perugia, sarebbe diventato anche un banchiere. “Volevo realizzare il progetto presentato nella mia tesi -dice-: un servizio itinerante di endoscopia, che in Africa quasi non esiste”. Così, per acquisire competenze manageriali, Francis si iscrive al Master of business administration dell’università Bocconi: “Nel 1997, con un gruppo di amici abbiamo creato una piccola struttura per il trasferimento di denaro in Camerun e nel 2000 abbiamo cominciato a pensare di fondare una banca in grado di finanziare il nostro e altri progetti”.
Era l’embrione della Unicontinental bank, la “Banca etica della diaspora africana”, un istituto di credito ad azionariato popolare in grado di trasferire denaro a costi bassi e finanziare piccole imprese africane sia in Italia che nei Paesi d’origine che, se tutto andrà bene, aprirà nel gennaio 2011. Dopo aver fondato una cooperativa e presentato il progetto alla Camera dei deputati nel luglio scorso, oggi Francis e i soci sono in attesa del parere favorevole della Banca d’Italia. La sede centrale sarà a Bresso (Mi) e le prime filiali apriranno a Milano, Bologna e Brescia, anche se la banca sarà soprattutto on line.
In Africa collaboreremo con associazioni, imprenditori e simpatizzanti presenti sul territorio, per erogare microcredito a basso costo -racconta Alessandro Petrini-: prevediamo di aprire una prima sede in Senegal, ma sono interessati anche la Costa d’Avorio e altri stati dell’Africa Sud Sahariana quali Camerun e Togo. E poi ci sono le iniziative sociali: per esempio un progetto di telemedicina in Camerun”.
Il meccanismo alla base della Unicontinental bank è semplice: un singolo conto corrente dove depositi e prestiti possono essere fatti da due posti diversi. Quando un migrante fa un deposito a Milano, la sua famiglia potrà immediatamente prelevare in Africa. Un sistema in grado di funzionare soltanto se c’è un equilibrio nel flusso di denaro proveniente da entrambe le direzioni, “il che ha inizialmente reso molto scettici noi italiani -ammette Enrico Bocchi, uno dei partner dell’iniziativa-: ma Francis ci ha dimostrato che dall’Africa all’Italia c’è un flusso di denaro consistente, grazie soprattutto agli imprenditori che acquistano tecnologia italiana”.
“Chiunque può impegnarsi a comprare le azioni della Unicontinental Bank, ma la maggior parte dei titoli sarà riservata a immigrati, perché vogliamo che sia la loro banca e che nasca dal basso”, spiega Francis. “L’obiettivo è arrivare a un 80 per cento di azionisti africani e un 20 per cento di italiani, mentre le altre banche potranno avere solo piccole partecipazioni e, ovviamente, collaborare con noi, per esempio prestandoci sportelli e carte di credito”, aggiunge l’economista Rémy Guemne Chassem, vicepresidente della cooperativa. “Avremmo potuto realizzare questo progetto due anni fa con un gruppo bancario già consolidato, ma questo avrebbe messo a rischio l’aspetto etico dell’operazione”.
Oggi la Unincontinental bank è in cerca di co-fondatori: per diventare azionisti bisogna acquistare titoli per un valore di 600 euro (ogni azione costa 15 euro e vengono vendute in pacchetti da 10; www.mconsultingg.it). Per ora gli impegni alla sottoscrizione sono arrivati a poco più di 3 milioni di euro, anche con la partecipazione di alcuni enti locali, ma l’obiettivo è raggiungere quota 8 milioni. “Per una banca il capitale iniziale minimo è di circa 6 milioni e mezzo, ma vogliamo stare un po’ più larghi per poter affrontare i primi anni senza troppe ansie”, conclude Rémy.

TESTO DI SANDRA PARODI

Per saperne di più leggi "Risparmi migranti"

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